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PREMESSA
La
riforma delle Autonomie locali, gli
strumenti di partecipazione istituzionale, gli
indirizzi della Comunità Europea a sostegno delle politiche di
coesione, l’impulso dato
dal legislatore alle iniziative di concertazione istituzionale e con le
parti sociali, hanno
consentito di sperimentare nuove forme di programmazione territoriale.
Negli ultimi anni le Autonomie locali, nella
provincia di Benevento, si
sono rese protagoniste dello sviluppo attivando più tavoli di confronto
e concertazione. Per
sinteticità si richiamano, di
seguito, alcuni di questi strumenti come l’accordo di programma per
l’Università del Sannio, i
protocolli d’intesa “sulle tracce di Traiano” e “sulla via dei
Pellegrini”, il Patto
territoriale di Benevento, l’accordo
d’area di Airola, la
programmazione negoziata per la lotta all’usura, il
protocollo d’intesa per il recupero del centro storico di Benevento, l’intesa istituzionale di programma, e non da ultimo, il
protocollo d’intesa per il recupero socio economico ed ambientale dei
centri urbani e valorizzazione dei corsi d’acqua di Benevento e dei
paesi limitrofi. Le
azioni poste in essere, indirizzate
verso specifici settori di intervento, pur
avendo conseguito, in
alcuni casi, risultati positivi non hanno inciso significativamente sullo
sviluppo delle nostre zone. Si
avverte l’esigenza, ora, di
“pensare” in termini di sviluppo globale, superando
gli strumenti fino ad ora utilizzati. L’occasione
ci viene fornita dalla prossima programmazione comunitaria 2000/2006, che impone alle Autonomie locali di candidarsi con progetti di
sviluppo possibile e duraturo. È
per questo che le Amministrazioni Comunali aderenti al protocollo
d’intesa per il recupero socio, economico
ed ambientale dei centri urbani e valorizzazione dei corsi d’acqua di
Benevento e dei paesi limitrofi stanno lavorando intorno ad un progetto
denominato “Calidone”. Il
progetto “Calidone” delinea gli interventi proposti dalle
Amministrazioni Comunali ed indica i settori di intervento. Lo
studio di opportunità analizza, con
rigore scientifico, il
territorio e si sofferma su tutti gli indicatori di rilievo ambientale, sociale, culturale,
ecc..
Ed è la conferma che le scelte politiche poste a base della
sottoscrizione del protocollo d’intesa ben hanno individuato nelle
problematiche collegate all’ambiente l’elemento unificante per
salvaguardia e per lo sviluppo economico. L’insieme
delle risorse territoriali (centri
urbani, campagne, acqua,
aria, giacimenti
culturali, ecc.) viene
considerato un unico ecosistema entro il quale si sviluppano azioni che,
interagendo, salvaguardano
l’ambiente e sono di impulso all’economia locale. L’ambiente è, dunque,
una risorsa di sviluppo
integrato e sostenibile. Orbene,
sia il D.M. 1169
dell’08.10.1998 – Promozione di programmi innovativi in ambito
urbano denominati “Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo
sostenibile del territorio” – che il documento generale per
l’accesso ai fondi di “Agenda 2000” “Cento idee per lo
sviluppo” puntano al raggiungimento degli obiettivi già indicati nel
protocollo di intesa sottoscritto nel luglio 1998.
Vi è, sostanzialmente,
una convergenza tra le
scelte politiche operate dagli amministratori del Comprensorio e i
cinque assi di intervento previsti nel documento “Cento idee per lo
sviluppo”: •Valorizzazione
delle risorse naturali ed ambientali; •Valorizzazione
delle risorse umane e culturali; •Miglioramento
della qualità delle città, delle
istituzioni locali e della vita associata; •Collegamento
fisico e immateriale con altre aree ; •Valorizzazione e sviluppo delle aree industriali.
TIPOLOGIA
DEGLI INTERVENTI Il
programma “Calidone” prevede interventi che rispettano le
precondizioni dettate sia dal tipo di fondi ai quali si aspira accedere,
sia dell’impostazione del
D.M. stesso. Le
precondizioni, alle quali
ci si è attenuti, sono: 1.
SOSTENIBILITÀ DEGLI INTERVENTI I
fondi della Comunità Europea destinati alle aree urbane cofinanziano
esclusivamente progetti tendenti alla adozione da parte delle
Amministrazioni di politiche di sviluppo sostenibile.
Pertanto la possibilità di accesso a detti fondi, è
strettamente legata al perseguimento di quelle politiche. (Vedi
“Relazione del gruppo di esperti sull’ambiente urbano” –
Bruxelles - marzo 1996). 2. VALENZA TERRITORIALE DELL’INTERVENTO L’avvio
di un processo di politica di sviluppo sostenibile non è realizzabile
attraverso interventi limitati all’interno di singoli comuni.
I confini amministrativi raramente coincidono con aree
territoriali omogenee, le
quali solitamente includono vari enti locali; è su questi ambiti
territoriali che bisogna calibrare gli interventi.
Inoltre, il Decreto
Ministeriale che bandisce i PRUSST, prevede
in maniera esclusiva il finanziamento solo ad interventi, anche
se puntuali, di carattere
territoriale. 3. INTERVENTI CAPACI DI ATTIVARE RISORSE PRIVATE Nella
nuova ottica della programmazione territoriale integrata assume un ruolo
decisivo la compartecipazione, in
tutte le fasi, dei privati.
Questi ultimi possono avere un ruolo decisivo anche in fase di
formazione dei programmi, e
quindi anche nella scelta delle opere pubbliche da realizzare. In
particolare il DM 1169/98, prevede che la mancanza di un intervento privato pari al 33%
dell’importo del Programma, comporta
la non ammissibilità al finanziamento. 4.
PROGRAMMAZIONE E PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO ATTRAVERSO
STRUMENTI INNOVATIVI La
capacità delle Amministrazioni comunali di porre in essere iniziative
di programmazione e di pianificazione del territorio attraverso l’uso
di strumenti innovativi come: il
project financing; lo
sportello unico per le attività produttive. Ed
ancora , le capacità di
collocare tutti gli interventi in un ambito territoriale più ampio
capaci di implementare le azioni di Provincia e Regione sul territorio : -
Piano provinciale per la gestione dei rifiuti ; -
Piano provinciale per l’energia da fonti rinnovabili ; -
Piano territoriale di coordinamento ; -
Patti Territoriali di Benevento , del
Fortore e dell’Agricoltura; -
Contratto d’area di Airola . Non
da ultimo, la capacità dei
Comuni promotori di ipotizzare, nel
territorio, le opere
strategiche per lo sviluppo attraverso le individuazioni di piani di
intervento a più livelli . Proporre, dunque, lo sviluppo locale attraverso iniziative di concertazione che partendo dal basso (Comuni) siano condivise e proiettate verso l’alto ( Provincia, Regione, Stato ).
DESCRIZIONE
DELL’IDEA PROGETTO Il
progetto tende a sostenere e razionalizzare le potenzialità del
territorio già individuate dalla relazione economica ed a coordinarle
con le esigenze specifiche del bando PRUSST. Il
comprensorio in esame, sostanzialmente,
ha carenze più o meno forti, in ogni settore; si va dall’insufficienza delle
infrastrutture, alla scarsa
incisività dello stesso comparto agricolo, pur
componente primario del prodotto interno lordo complessivo. Non
mancano, però, dei punti di potenziale forza che già allo stato attuale
danno segni di vitalità (vedi relazione economica), è
in questi settori che bisogna concentrare gli interventi. D’altro canto, un’attenta analisi del Decreto ministeriale, rivela la volontà del legislatore di avviare processi di sviluppo in più settori. Infatti il raggiungimento del massimo punteggio dipende, sostanzialmente, dalla diversificazione degli interventi. Dallo schema a pagina 5 si possono desumere, quindi, i settori di intervento che il D.M. considera primari con le ipotesi di investimento pervenute da parte degli attori dello sviluppo locale (promotori e proponenti), mentre a pagina 6 vengono individuate le condizioni ricorrenti nel presente programma e considerate prioritarie dal legislatore regionale. SETTORI
DI INTERVENTO - DECRETO MINISTERIALE
PUNTI
PARZIALI 47, 47 CONDIZIONI
REGIONALI PUNTI 20, 00 TOTALI PUNTI CONDIZIONI OGGETTIVE 67, 47 Alla somma di cui sopra dovrà essere aggiunto il punteggio relativo alla capacità dei programmi di rispondere alle esigenze espresse per la qualità della progettazione fino al massimo di 20-punti.
CONDIZIONI
RICORRENTI - REGIONE CAMPANIA
La
stesura definitiva degli interventi compresi nel programma non potrà che
essere successiva alla fase di prefattibilità. Per
le ragioni di cui sopra si è reso necessario provvedere ad una selezione
delle proposte progettuali pervenute da parte dei privati e delle pubbliche
amministrazioni. Occorre
sottolineare che la selezione sugli interventi proposti dalle amministrazioni
comunali ha necessariamente comportato, in
questa fase, una scelta sulle
idee progetto pervenute. Pur
nella considerazione che molte proposte erano e sono in linea con gli
obiettivi del PRUSST, in questa
fase, non sono state inserite nel programma, ma, certamente, per
alcune di esse, in sede di
redazione dello studio di fattibilità, si
procederà ad una valutazione più approfondita ed esaustiva. Questo
per i seguenti motivi: •In
funzione della quantità di capitale privato attivato si avrà l’effettivo
dimensionamento dell’investimento totale. •Il
capitale privato potrà attivarsi solo in settori specifici; •Il
capitale privato potrà richiedere interventi pubblici a sostegno della
propria attività e dei servizi; •I successivi bandi, alla fase di prefattibilità, potranno individuare gli ulteriori soggetti da cointeressare alla realizzazione delle filiere. Lo
sviluppo locale, al quale si
riferisce il programma “Calidone”, assume la caratteristica di un “sistema” in cui si
collocano imprese agricole, industriali
ed artigianali, si sviluppa la
rete di servizi pubblici e privati per la collettività e che investono la
sfera sociale, culturale, ecc.. Nel
nostro Comprensorio la prospettiva di sviluppo diviene intersettoriale e
globale, il sistema assume una
caratteristica a rete ed è l’insieme delle unità produttive a garantire la
competitività ed il consolidamento del sistema stesso.
In tale sistema vengono sviluppate gran parte delle economie esterne
all’impresa, dai servizi
specialistici alla diffusione del know how, dall’informazione
all’integrazione tra imprese lungo le filiere, dalla
qualificazione delle risorse umane allo sviluppo di nuova progettualità. Al
fine di sviluppare tale progettualità non appare sufficiente destinare ed
erogare risorse finanziarie agli operatori per sostenere iniziative
individuali, ma è necessario: •Elaborare
una strategia complessiva; •Sviluppare
azioni comuni che consentano di migliorare il grado di conoscenza
del problema da affrontare (es. analisi della domanda e relativa segmentazione, analisi
competitiva e attività di benchmarking, ecc.); •Diffondere
un piano di marketing e di comunicazione dei prodotti/servizi; •Definire
gli interventi da realizzare ad opera dei soggetti pubblici e privati coinvolti;
(ad es. interventi di
formazione e/o di investimenti strutturali da parte degli imprenditori, oppure interventi
di valorizzazione dei centri storici da parte dei Comuni, ecc.); •Definizione
e individuare una struttura organizzativa alla quale affidare il coordinamento
delle attività previste. Alle
azioni di cui sopra vanno affiancate le attività di autovalutazione e
monitoraggio interne al “sistema” che consentano alla partnership
locale di: •Controllare
lo stato di avanzamento del progetto; •Identificare
tempestivamente e rimuovere le cause di scostamento rispetto agli obiettivi
prefissati; •Evidenziare
e diffondere i risultati positivi realizzati. Gli
elementi da sottoporre a base della autovalutazione sono: •Gli
obiettivi strategici posti alla base del progetto di sviluppo locale (coerenza con il contesto locale, chiarezza, comunicazione
all’esterno, ecc.); •La
struttura organizzativa ed i sistemi di pianificazione di cui la partnership
si è data; •Le
procedure di attuazione del piano (es.
trasparenza e correttezza nelle attività di informazione ai potenziali
beneficiari e valutazione dei progetti); •I
risultati delle azioni realizzate (impatto sul territorio, grado
di trasferibilità, ecc.).
A tanto si rende opportuno che gli strumenti e le procedure di
autovalutazione siano sufficientemente semplici: •Costituire
una banca dati contenente gli indicatori di valutazionne rilevati all’inizio del progetto (es.
tasso di disoccupazione, numero
di prodotti con marchio, individuazione dei soggetti proponenti già
certificati ai sensi della normativa ISO 9000 o ISO 14000 ovvero dei soggetti
che intendono conseguirli, numero
posti letto, numero visitatori, ecc.); •Rilevare
gli stessi indicatori nelle diverse fasi di avanzamento del progetto ed
aggiornamento della banca dati; •Aggiornare
gli indicatori fisici e finanziari di avanzamento del progetto (numero
di bandi, numero di progetti
approvati, spesa impegnata, finanziamenti
erogati, ecc.); •Effettuare
indagini ad hoc per rilevare fenomeni qualitativi (coesione della partnership, immagine del progetto su territorio, partecipazione della popolazione, ecc.).
LE
ULTERIORI RICHIESTE DI ADESIONE AL PROGRAMMA CALIDONE Recentemente,
numerose amministrazioni comunali
hanno chiesto di poter aderire al programma ed alcune hanno avanzate delle
interessanti proposte. In
particolare hanno chiesto di aderire i Comuni di Castelvenere, Castelfranco in Miscano, Pontelandolfo, Solopaca,
San Salvatore Telesino, San
Lorenzello, Sant’Agata dei Goti, Airola, Moiano, Guardia
Sanframondi, San Lorenzo
Maggiore, Circello, Ceppaloni, Paupisi,
Telese Terme, Santa Croce del Sannio, Pietraroja, Pannarano,
Ginestra degli Schiavoni, Limatola,
Castelpagano, Cerreto
Sannita, Morcone, Cusano
Mutri, Faicchio, Sassinoro,
Amorosi, San Lupo, Campolattaro,
Castelvetere in Val Fortore e
Frasso Telesino. Ancora, hanno chiesto di aderire al Programma la Comunità Montana Alto Tammaro, la Comunità Montata del Fortore ed il Consorzio di Bonifica della Valle Telesina.
LE
PROPOSTE Alcune
Amministrazioni hanno inviato, in
allegato alla richiesta di adesione, delle
relazioni sintetiche fornendo spunti e motivazioni sulla opportunità di
ampliare l’area del Comprensorio. Tra
queste spiccano quelle presentate dai Comuni di Pietraroja, Telese, Solopaca,
S. Agata dei Goti, Airola, San
Lorenzello, Ceppaloni, ecc.. Tutte le
proposte spaziano dallo sviluppo economico alle risorse ambientali, all’artigianato,
al turismo e trovano riscontro con le iniziative ipotizzate
dall programma “Calidone”. È
indubbio che l’ampliamento dell’area del programma comporterà un valore
aggiunto all’iniziativa territoriale che sarà oggetto di una puntuale
analisi in occasione del progetto di fattibilità. Alcune delle proposte pervenute vengono allegate al presente studio di prefattibilità.
L’ORGANIZZAZIONE Appare,
dunque, necessario dotarsi di una organizzazione che sia in grado di
gestire un programma complesso al quale partecipano numerose amministrazioni
comunali, privati e società di
gestione di servizi a rete. La
proposta organizzativa che segue, pur
coinvolgendo tutti gli uffici degli Enti promotori, garantisce
la partecipazione anche ai soggetti proponenti e, quindi, la
divulgazione delle informazioni e dei risultati. È
da evidenziare che è stato sottoscritto, in
data 4 agosto 1999, un protocollo
d’intesa tra Il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Benevento
ed il Sindaco del Comune di Benevento, nella
qualità di Comune capofila del programma “Calidone”, con
il quale ci si impegna ad avviare un processo di concertazione amministrativa
finalizzato alla riorganizzazione della strategia di pianificazione d’area
vasta, anche in funzione di una
sua migliore utilizzazione per la promozione di programmi diretti al
reperimento di risorse da destinare alla riqualificazione urbana ed ambientale
nonché alla realizzazione delle opere di supporto allo sviluppo sostenibile. Con
la sottoscrizione del protocollo d’intesa viene istituita una cabina di
regia alla quale dovrà far riferimento la struttura organizzativa del
programma “Calidone”.
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