|
> 1.2 > 1.3
> 2.1 > 2.2 > 2.3
> 3.1 > 3.2 > 3.3
> 4.1 > 4.2 > 4.3 > 4.4 > 4.5 >> 4.5.1 >> 4.5.2 >> 4.5.3 >> 4.5.4 >> 4.5.5
Capitolo 6 > 6.1 > 6.2 > 6.3 > 6.4 > 6.5 > 6.6 >> 6.6.1 >> 6.6.2 >> 6.6.3 >> 6.6.4 >> 6.6.5 >> 6.6.6 >> 6.6.7 >> 6.6.8 >> 6.6.9 >> 6.6.10 >> 6.6.11 >> 6.6.12 >> 6.6.13 >> 6.6.14
formato PDF
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Il sistema di gestione rifiuti proposto
6.1 Programma di gestione Raccolta Differenziata
La scelta della dimensione di scala ottimale verso la quale indirizzare le iniziative di R.D. costituisce il punto di partenza fondamentale, che quasi sempre ne condiziona il successo o meno e che si deve basare sulla specifica situazione locale. A monte sono comunque indispensabili alcune considerazioni. Qualunque tipo di organizzazione operativa di servizi di R.D. deve essere tecnicamente connesso con le attività. della Nettezza Urbana. La R.D. dei materiali valorizzabili è a volte affiancata da un servizio parallelo per i rifiuti speciali e pericolosi. In
relazione alle caratteristiche della realtà provinciale beneventana
e dello scarso livello di intervento esistente allo stato attuale in
merito alle iniziative di raccolta differenziata, emergono tuttavia
alcuni elementi che possono essere determinanti per l’orientamento
della individuazione del modello organizzativo verso la scala
comprensoriale, unitamente ai soggetti titolari dei servizi di
raccolta differenziata. ricalcando lo schema dei Bacini già
individuati per lo smaltimento. Pertanto
è concreta la possibilità di ottimizzare il servizio
attraverso l’attivazione di una dimensione comprensoriale che
consente l’abbattimento dei costi relativamente alla fase di
trasporto, stoccaggio e trattamento dei materiali di recupero.
6.2
Isola ecologica
Un’Isola
ecologica consiste nella realizzazione di uno spazio attrezzato in
cui possano essere conferiti materiali che per motivi diversi
possono costituire danno o problema se raccolti o smaltiti in modo
incontrollato. Si
tratta di una sorta di piazzola di servizio del conferimento e
raccolta di particolari tipi di rifiuto, normalmente presidiata, a
gestione comunale o di più Comuni. I
materiali che saranno conferiti alla piazzola saranno quindi i
materiali inerti ed ingombranti, eliminando in tal modo il fenomeno
degli scarichi abusivi diffusi, e alcune frazioni di rifiuti urbani
(carta, plastiche, alluminio, vetro, T / F) in accordo con la
normativa circa la raccolta differenziata introdotta in tempi
relativamente recenti. Il
progetto di Isola ecologica si propone quindi di definire la
struttura modulare di base per un sistema che riunisca i vantaggi
derivanti dal costituire punto di riferimento per il conferimento di
materiali come gli inerti e gli ingombranti, con quanto previsto
dalla normativa vigente circa gli aspetti organizzativi del servizio
di raccolta differenziata di frazioni di rifiuti urbani. 6.3
Obiettivi e ambito di sviluppo dell’intervento
Come
è stato già accennato, l’intervento in progetto costituirà un
punto di riferimento per il conferimento di materiali che o non sono
inclusi nell’ambito dei consueti servizi di raccolta (inerti,
ingombranti), oppure costituiscono pericolo per lo smaltimento (T /
F, lampade a fluorescenza e altro); o, ancora, per il conferimento
di materiali che possiedono un valore intrinseco se raccolti
separatamente e in frazioni merceologiche ben definite (carta,
alluminio, plastiche, vetro). Quindi
gli obiettivi principali che si intende raggiungere costituendo il
sistema di isola ecologiche sono i seguenti: ridurre
progressivamente a zero gli scarichi abusivi diffusi in cui sono
abbandonati materiali inerti (da demolizioni) e rifiuti ingombranti
(mobili, elettrodomestici, materassi e altro); diminuire
il volume complessivo dei rifiuti, favorendo nel contempo un
recupero di materiali e risorse più efficiente; ridurre
l’impatto ambientale in fase di smaltimento, separando alcune
tipologie particolari (T / F, pile e batterie, farmaci scaduti e
altro) e avviandole a idoneo smaltimento; promuovere
l’interesse e la collaborazione dei cittadini sia nei confronti
dei problemi di smaltimento dei rifiuti, sia di conseguenza in
rapporto con i prodotti origine dei rifiuti. La realizzazione della rete di Isola ecologiche partecipa quindi al conseguimento degli obiettivi del sistema di raccolta differenziata, inserendovi si come supporto sia al trasferimento alle stazioni di compattazione e trasferenza sia ai soggetti che trattano le materie recuperabili. 6.4
Materiali oggetto del servizio
Il
progetto di Isola ecologica, ideato per costituire la base del
sistema integrato di gestione dei rifiuti e per eliminare il
fenomeno degli scarichi abusivi è concepito per la raccolta dei
seguenti materiali: materiali
inerti: stabilendo un punto di raccolta di zona, evita il
disperdimento incontrollato nell’ambiente; materiali
ingombranti e ferrosi: la funzione è la stessa di quella svolta per
i materiali inerti con in aggiunta la possibilità di poter
procedere, in casi particolari, a una raccolta selezionata di
materiali (ad esempio pallets di legno); vetro
bianco (in lastre)e colorato (damigiane):realizza un sistema di
raccolta separato per il vetro che non può essere conferito tramite
la raccolta con campane, ne’ inserito, per ovvi motivi, nel
sistema di raccolta convenzionale; carta:
affiancandosi alla raccolta differenziata con campana (o cassonetto)
permette di selezionare particolari tipologie di carta (ad esempio
tabulati) facilitandone quindi il riciclo; Alluminio:
la piazzola in questo caso costituisce il supporto logistico sia per
l’utente singolo, sia per quella miriade di piccole attività di
raccolta esterne al circuito del servizio normale o di carattere
temporaneo; plastiche:
vale il discorso fatto per l’alluminio; batterie
auto: la piazzola integra le opportunità offerte dai punti di
raccolta presso grandi stazioni di servizio e servizi di assistenza,
estendendole ai privati e alle piccole officine meccaniche; rifiuti
pericolosi: lampade al neon, tubi catodici, farmaci scaduti, T / F
(rifiuti chimici domestici): nel quadro dello sviluppo della
raccolta di questi materiali la piazzola può costituire un
riferimento non solo per il conferimento del materiale, ma anche per
il carattere informativo in quanto il personale di controllo avrà,
tra le altre, la funzione di indicare il contenitore idoneo in cui
inserire il rifiuto. 6.5
Descrizione generale del progetto
Le
componenti fondamentali costitutive del progetto sono: un’area
attrezzata, presidiata da personale, per il conferimento dei
materiali e un sistema di raccolta/trasporto dei materiali conferiti
alle destinazioni idonee al loro smaltimento, trattamento o
recupero. Il
sistema di raccolta con piazzole prevede la localizzazione, nel
corso degli anni 1998-2000, di aree attrezzate del tipo e delle
dimensioni di quella in progetto. Perciò assume importanza il fatto
che, si giunga a una definizione dei siti determinata sia da criteri
a livello gestionale (distribuzione omogenea a servizio delle
diverse parti della Provincia), sia da fattori di carattere
ambientale (ad esempio: presenza di numerosi punti di scarico
abusivi). 6.6
Raccolte differenziate aggiuntive
Le
raccolte differenziate aggiuntive rappresentano un valido
complemento alla raccolta differenziata integrata. Si
sono previste differenti raccolte aggiuntive, aventi tutte lo scopo
di rendere il rifiuto urbano più sicuro ed affidabile dal punto di
vista della salute pubblica ed ambientale. Le frazioni così
allontanate, se rimanessero nel rifiuto di origine domestica, sia
nel secco che nell’umido, comporterebbero gravi rischi anche dopo
lo smaltimento finale. Infatti,
i metalli pesanti presenti nelle pile ritornerebbero liberi
nell’ambiente pur essendo passati per la compattazione o per la
degradazione biochimica; lo stesso si può affermare per i solventi
aromatici o clorurati che andrebbero a contaminare il compost o il
materiale compattato posto a dimora in discarica, trovando in
entrambe i casi una rapida via di ingresso nei diversi comparti
ambientali.
Le
categorie di rifiuto da raccogliere in modo differenziato sono le
seguenti: carta vetro farmaci
scaduti pile contenitori
etichettati T / F lampade
a fluorescenza monitor
e televisori ingombranti macchine
frigorigene copertoni autofluff metallo
da automezzi oli
minerali batterie oli
alimentari sanitari
non assimilabili Si
analizzano ora le modalità di raccolta e le quantità previste per
le singole frazioni. 6.6.1
Contenitori etichettati T / F
Una
fonte di contaminazione per l’ambiente è rappresentata dalle
sostanze tossico-nocive o infiammabili di uso domestico e dai
relativi contenitori; tali sostanze comprendono vernici, diluenti,
solventi, pesticidi e materiali infiammabili. E’
quindi evidente che la presenza di questa frazione nei rifiuti da
avviare alla compattazione o al compostaggio è molto pericolosa. La
produzione pro-capite media europea è situata attorno a 100 grammi
per abitante all’anno, per cui ci si aspettano circa 25 tonnellate
annue da smaltire. Le
sostanze di questa categoria oltre ad essere pericolose
singolarmente, possono causare rilevanti danni una volta che quelle
tra loro incompatibili vengano a contatto; il loro conferimento in
contenitori fissi incustoditi è quindi sconsigliabile in quanto
reazioni pericolose ed incontrollate possono avvenire una volta che
diverse specie siano conferite nel medesimo ricettacolo. Dalle
stazioni di trasferenza e compattazione di questi ultimi bacini i
rifiuti T / F saranno trasportati, quando si sarà accumulata una
quantità conveniente, verso la piattaforma polifunzionale
centralizzata. Per
integrare la raccolta effettuata tramite i mezzi mobili, si prevede
di realizzare all'interno di ogni singola isola ecologica una serie
di contenitori per rifiuti T
/ F in cui gli operatori provvederanno allo stoccaggio provvisorio
delle diverse tipologie di rifiuto conferite dagli utenti. Dalle isole ecologiche i rifiuti T / F saranno avviati verso le Stazioni di trasferenza o verso la Piattaforma multifunzionale centralizzata (ECOM). Da questa ultima i rifiuti potranno essere portati al termodistruttore di destinazione per essere smaltiti assieme ai rifiuti sanitari e ai farmaci scaduti.
6.6.2
Lampade a fluorescenza
Le
lampade a fluorescenza sono una componente dei rifiuti urbani
pericolosi, i cosiddetti R.U.P.. Date
le caratteristiche di pericolosità e le caratteristiche di ingombro
fisico presentate da questa tipologia di rifiuto, si prevede di
effettuarne la raccolta differenziata esclusivamente presso le Isola
ecologiche, dove saranno predisposti degli appositi contenitori
separati in cui gli utenti, sotto la supervisione del personale di
presidio, potranno conferire tali lampade. Dalle Isola ecologiche dei diversi bacini, le lampade a fluorescenza saranno inviate alla Piattaforma polifunzionale centralizzata, dove verranno trattate nell’impianto che sarà in seguito descritto. 6.6.3
Rifiuti ospedalieri
L’esercizio
dei vari servizi sanitari, ospedalieri e relativi reparti, cliniche,
case di cura e servizi ausiliari, può produrre diverse categorie di
rifiuto. Nel territorio provinciale di Benevento sono state individuate le principali strutture sanitarie con i relativi posti letto, come riportato nella seguente tabella.
cura, sia pubblici che privati, si può ritenere, per quanto riguarda la provenienza di tali tipi di rifiuto, che circa il 55% dei rifiuti provenga dalle varie divisioni di cura, il 25% dai servizi amministrativi e tecnici ed il 15% circa dalle cucine. La
rimanente frazione percentuale, 5% circa, è il quantitativo
proveniente dai laboratori e dai centri radiologici. Del
quantitativo totale dei rifiuti circa il 75 - 85 % è la percentuale
di rifiuti che possono essere classificati assimilabili agli urbani,
mentre il rimanente 15 - 25 % è
costituito da rifiuti speciali, tossici e nocivi, radioattivi. I
dati di produzione relativi alle diverse tipologie di rifiuti di
provenienza da attività sanitarie sono stati esposti nel Capitolo
4. 6.6.4
Raccolta, stoccaggio e trasporto dei rifiuti
Le
normative vigenti nei Paesi CEE individuano come principio base
dello smaltimento rifiuti la tutela dell’igiene pubblica e la
salvaguardia dell’ambiente favorendo i sistemi tendenti a limitare
la produzione dei rifiuti. Lo
stesso principio è evidentemente applicabile anche allo smaltimento
dei rifiuti ospedalieri. 6.6.5
Selezione e stoccaggio
Di
queste strutture, soltanto alcune unità producono mediamente più
di 200 chilogrammi al giorno di di rifiuti infetti. Il
D. Lgs.22 / 97, all’Art. 45 prevede che lo stoccaggio dei rifiuti
pericolosi da attività sanitaria, di norma consentito per un
massimo di cinque giorni, possa protrarsi per trenta giorni nel caso
di quantitativi inferiori a duecento litri. Ciò
premesso, per favorire una organizzazione dei trasporti più
economica, soprattutto per le strutture piccole e medio-piccole, è
possibile lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti infetti presso luoghi
idonei e appositamente dedicati. Per
le grandi strutture ospedaliere, considerata la loro ingente
produzione di rifiuti infetti o potenzialmente infetti, il problema
di ottimizzare i trasporti in termini economici si risolve con
relativa semplicità. Per
le strutture minori, lo stesso traguardo è raggiungibile
concentrando le produzioni di diverse strutture. Per fare ciò si
rende necessaria la disponibilità di sedi di depositi temporanei. Durante
la permanenza del rifiuto potenzialmente infetto nell’impianto di
stoccaggio provvisorio di una ditta autorizzata, non è ammissibile
alcun tipo di manipolazione o compattazione del rifiuto stoccato. I
depositi di trasferimento potranno essere individuati all’interno
di aree già adibite allo smaltimento di rifiuti e dovranno essere
progettati per facilitare le operazioni di pulizia, disinfezione,
derattizzazione, oltrechè le operazioni di carico-scarico e di
stoccaggio dei rifiuti mantenendo l’integrità della confezione.
Per ridurre i fenomeni naturali di decomposizione dei rifiuti, è
opportuno dotare tali depositi di un sistema di refrigerazione da
attivarsi, in particolare, nella stagione calda. 6.6.6
Trasporto
La
movimentazione ed il trasporto dei rifiuti, internamente ed
esternamente alla fonte di produzione, devono essere considerati
parte di un sistema completo di gestione operante all’interno
della struttura sanitaria. La funzione ASIA pertanto diventa
strategica rispetto ad un sistema tradizionale che non ottimizza le
risorse disponibili sul territorio. Internamente,
i rifiuti vengono in genere trasportati mediante carrelli o altri
mezzi manuali, che non possono essere adibiti ad altre funzioni, dal
punto di formazione ad un’area di stoccaggio in attesa dello
smaltimento definitivo. In alcuni ospedali sono stati realizzati
sistemi di condotte pneumatiche per il trasporto interno, limitando
in tal modo il contatto degli operatori con i rifiuti, ma possono
presentare problemi tecnici ed igienici e non può essere esteso ai
rifiuti patogeni ed infettivi. E’ indispensabile che i contenitori
impiegati siano a perfetta tenuta, di sicura resistenza e chiusura
ermetica. Per
quanto riguarda la raccolta ed il trasporto dei rifiuti ospedalieri
e simili si segnala che la normativa prevede che i rifiuti speciali
provenienti da medicazioni e da reparti infettivi o che comunque
presentano pericolo per la salute pubblica, ed i rifiuti speciali
provenienti da laboratori biologici, devono essere sottoposti, prima
del loro allontanamento, ad idonei trattamenti di disinfezione o di
sterilizzazione indicati e controllati dal direttore sanitario o dal
responsabile del laboratorio. Immediatamente
dopo detti trattamenti i rifiuti vanno immessi in un apposito
contenitore a perdere di adeguate caratteristiche di resistenza e
dotato di sistema di chiusura che eviti spandimenti accidentali del
contenuto. Tale contenitore va quindi immesso in un secondo
contenitore di materiale rigido e resistente e munito di chiusura
ermetica. I
contenitori di cui sopra, sia interni che esterni, devono essere
facilmente distinguibili, per colore o altra caratteristica
specifica, dai contenitori usati per altri tipi di rifiuti e recare
con evidenza la dicitura: “rifiuti
ospedalieri trattati”. Essi possono uscire dai luoghi di
provenienza soltanto se ermeticamente chiusi. I
contenitori esterni vanno puliti, disinfettati e sterilizzati, dopo
ogni ciclo d’uso. I locali in cui essi sono stoccati in attesa
dell’avvio allo smaltimento vanno puliti e disinfettati
giornalmente e periodicamente sterilizzati. La
raccolta ed il trasporto dei rifiuti di cui sopra devono essere
effettuati con sistemi e mezzi appositi. E’
vietata l’apertura dei contenitori nel corso della raccolta e
trasporto. 6.6.7
Modalità di smaltimento dei rifiuti infetti
I
rifiuti infetti o potenzialmente infetti sono essenzialmente
campioni di sangue e loro contenitori, rifiuti provenienti da
medicazioni, rifiuti di natura biologica e rispettivi contenitori,
rifiuti da attività diagnostica terapeutica e di ricerca, rifiuti
che provengono da reparti che ospitano pazienti infettivi, denti e
parti anatomiche non riconoscibili, animali e loro parti provenienti
da laboratori e studi medici veterinari. Questi
sono smaltibili preferenzialmente per incenerimento. In alternativa (ex Art. 45 del D. Lgs. 22 / 97), i rifiuti infetti possono essere smaltiti in discarica previo efficace trattamento di sterilizzazione. Il trasporto in discarica dei rifiuti sterilizzati deve essere comunque effettuato mantenendo l’integrità delle confezioni fino al conferimento in discarica. 6.6.8
Lo smaltimento finale dei rifiuti da attività sanitaria
Attualmente,
presso la struttura ospedaliera “G. Rummo” di Benevento è in
funzione un impianto di termodistruzione per rifiuti da attività
sanitaria. L’impianto
in questione prevede un trattamento termico con quantità di aria
controllata avente un volume di camera di combustione pari a circa
10 metri cubi e dotato di un sistema di controllo degli inquinanti
atmosferici. Secondo i dati comunicati dall’autorità ospedaliera la potenzialità dell’impianto si aggira intorno ai 300 Kg / h; tale potenzialità è compatibile con la quantità di rifiuti da attività sanitaria prodotti nel territorio provinciale beneventano e lascia altresì un abbondante margine per il trattamento dei farmaci scaduti da smaltire che, a livello provinciale, sono raccolti in ragione di 80 Kg al giorno circa.
Farmaci
scaduti
I
principi attivi contenuti nei farmaci sono spesso delle complesse
molecole organiche la cui incontrollata immissione nell’ambiente
porta a conseguenze difficilmente prevedibili; queste sostanze
possono infatti combinarsi tra loro o con sostanze diverse, o
degradarsi fino a originare sostanze ecotossiche. Da
queste considerazioni nasce l’esigenza di una raccolta
differenziata dedicata ai farmaci, e di un loro appropriato
smaltimento. Le
quantità che si prevede di dovere raccogliere, sulla base di una
produzione specifica di 0,1 Kg / abitante anno, è riassumibile con
i dati di seguito riportati. Per
il conferimento delle quantità annue previste si possono prevedere
dei contenitori sigillati posti all’esterno di ogni farmacia e
centro clinico che saranno svuotati settimanalmente per inviare i
farmaci alla termodistruzione comune con i rifiuti ospedalieri
o presso il termodistruttore dell’ospedale G. Rummo di
Benevento,qualora funzionante. Si
prevede l’utilizzo di contenitori aventi un volume pari a circa 25
dm3; sulla base delle capacità di tali contenitori se ne
è calcolato un numero minimo per bacino pari a quelli sotto
riportati. Nella seguente tabella si riepiloga il numero delle Farmacie presenti sul singolo territorio comunale.
6.6.9
Pile e batterie
Questa
raccolta aggiuntiva è incentrata principalmente sulle pile e gli
accumulatori di uso domestico, rimandando ai centri di demolizione
autoveicoli la gestione delle batterie per auto. Sulla
base del quantitativo previsto come produzione provinciale, pari a
20 - 25 tonnellate annue, le produzioni per Bacino sono così
riassumibili. Si
prevede l’utilizzo di contenitori da circa 20 dm3, che,
con una densità in mucchio delle pile pari a 1.500 Kg / m3,
hanno una capacità di accumulo in peso pari a 30 chilogrammi
ciascuno. È quindi possibile, stabilito uno svuotamento ogni trenta
giorni, risalire al numero minimo teorico di contenitori di pile per
bacino. Si
deve tuttavia tenere presente che, in accordo con quanto
raccomandato , non è
opportuno diradare eccessivamente i punti di raccolta, allo scopo di
evitare che l’eccessivo impegno richiesto al cittadino conferente
scoraggi la collaborazione e porti a un crollo nell’efficienza
della raccolta. Per questo motivo si prevede che sia presente almeno
un contenitore per Comune, indipendentemente dal numero di abitanti
servito, che in alcuni centri potrebbe sembrare eccessivamente basso
rispetto al valore teorico calcolato. È
possibile, e raccomandabile, tuttavia che ogni singolo Comune possa
incrementare il numero dei contenitori per la raccolta differenziata
delle pile, localizzandone in posizioni opportune, in punti di
notevole frequentazione da parte della cittadinanza, oltre che,
naturalmente, nell’ambito dell’Isola ecologica. Dai
singoli contenitori e dalle Isola ecologiche le pile saranno
conferite, a cura e secondo modalità e tempistiche stabilite dai
Consorzi di Bacino, presso la piattaforma polifunzionale
centralizzata (ECOM). Da essa le pile saranno inoltrate presso un
sistema di smaltimento o recupero finale situato oltre i confini
della Provincia di Benevento. Anche
le batterie provenienti dagli autoveicoli saranno provvisoriamente
stoccate presso le Isola ecologiche; i punti di conferimento per gli
utenti, oltre alla Isola stesse, sono rappresentati dalle officine
autorizzate e dai centri di autodemolizione. Il
quantitativo annuo previsto di batterie da autoveicoli da smaltire
prodotto sul territorio provinciale di Benevento ammonta a circa 450
tonnellate. Dopo
essere state concentrate presso le stazioni di conferimento, le
batterie saranno convogliate alla piattaforma centralizzata da dove
saranno inoltrate a un’azienda consorziata in C.O.B.A.T. , il
Consorzio nazionale per il recupero delle batterie, la ECOBAT di
Marcianise (CE), secondo accordi opportunamente stilati. 6.6.10
Oli alimentari esausti
Allo
stato attuale, la quasi totalità degli oli alimentari usati viene
scaricata in fognatura producendo molteplici effetti, alcuni anche
gravi. Anzitutto
essi contribuiscono a sporcare in misura determinante i collettori
fognanti, e, in virtù di accumuli consistenti e per azione di
coagulo di altri materiali contenuti nel liquame, possono arrivare
all’intasamento e alla completa ostruzione. Quando il recapito
della fognatura è un impianto di depurazione (come sarà in un
prossimo futuro per il Capoluogo), l’olio e il grasso creano
numerosi problemi anche se il depuratore è munito di unità di
separazione. Quando
infatti queste sostanze raggiungessero il trattamento biologico, ne inficerebbero
il processo oltre a causare sporcamenti o
intasamenti. Inoltre, una volta separati, essi costituiscono un
secondo sottoprodotto da raccogliere, trasportare e smaltire, con un
conseguente aggravio di costo. Se
invece i liquami finiscono in un corpo idrico superficiale, i danni
sono ancora peggiori, a causa dell’inquinamento provocato. Essendo
l’olio più leggero dell’acqua esso tende ad accumularsi in
superficie in strato di film sottile, che impedisce lo scambio di
ossigeno acqua/aria, disturba i processi fotosintetici dalla flora
acquatica, blocca le radiazioni solari verso gli strati sottostanti. E’
pertanto necessario rimuovere a monte gli oli usati dai liquami,
impedendone lo sversamento negli stessi. Tale necessità è oggi
improrogabile, in forza di una specifica norma di legge (art. 47 del
D.Lgs. n° 22 del 5/2/97). Le
modalità del servizio di raccolta e smaltimento sono fissate dai
regolamenti comunali previsti dall’art. 8 del D.P.R. 10 settembre
1982, n° 915 (in attesa del decreto specifico attuativo del D.Lgs.
22/97). Il
servizio assumerà anche una valenza più ampia, inserendosi
nell’ottica della gestione delle risorse ambientali, in termini di
recupero delle stesse. Infatti,
l’olio raccolto verrà, dopo consegna al Consorzio di raccolta e
trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti,
presumibilmente inviato ad un impianto di recupero, ove le diverse
sostanze contenute saranno impiegate per la produzione di saponi,
concimi, flussanti per bitumi, mentre quanto non recuperabile sarà
utilizzato come combustibile. I dettagli di ogni singolo progetto di raccolta differenziata di oli alimentari saranno differenti, ma pochi elementi comuni sono importanti; ricerca del sistema di riciclo oli usati in loco, coordinamento degli sforzi, di tutti i partecipanti, identificazione dell’area cui asservire il progetto, studio della sua logistica, pubblicizzazione della sua esistenza e, in generale, l’educazione del pubblico circa il bisogno del riciclo.
La
gestione dell’impianto deve rispettare almeno le norme seguenti:
Con
il Decreto del Ministro dei Trasporti del 16 ottobre 1995 si dà
attuazione all’art. 103 del Codice della Strada e all’art. 264
del relativo regolamento (D.Lgs. 285/92 e D.P.R. 495/92) sulle nuove
procedure relative alla dismissione dei veicoli a motore. La sua
importanza sta nel fatto che viene formalmente confermata
l’operatività dei gestori dei centri di raccolta e di vendita i
quali dovranno tenere un registro per la definitiva cancellazione
dei veicoli dal parco- macchine nazionale. Presso che ai centri di autodemolizione saranno altresì conferiti i pneumatici usurati, da unire a quelli allontanati dai mezzi da demolire, tali materiali saranno conferiti presso un impianto di smaltimento finale situato in ambito provinciale (INTERWOLD).
Individuazione
del metodo di raccolta
È
considerato il perno di tutto il progetto; ve ne sono 2 tipi: quello
porta a porta e quello centralizzato. Occorre
scegliere quello meglio applicabile all’area in esame. Il
primo è quello che dà risultati migliori circa la raccolta. La
soluzione ottimale consisterebbe in un tipo speciale di raccolta
porta a porta simile a quello della consegna del latte di qualche
tempo fa. L’olio
raccolto deve poi essere stoccato in deposito prima di essere
consegnato al Consorzio smaltitore. Il
secondo metodo prevede alcuni punti di recapito (o stazioni), muniti
di fusti o cisterne nei quali i produttori di oli usati si recano
per consegnarli. Le stazioni potrebbero essere ubicate presso
ipermercati all’ingrosso o magazzini e punti di vendita di oli
alimentari. La
localizzazione deve essere in zone accessibili e dove l’interesse
per gli oli alimentari usati è maggiore. Per
incoraggiare potenziali ospiti di stazioni di raccolta a partecipare
all’iniziativa, si devono sottolineare i seguenti vantaggi che ad
essi possono derivare dalla loro adesione: aumento
del traffico di consumatori di oli e quindi incremento degli affari; miglioramento
dell’immagine pubblica dell’aderente; aiuto
fattivo alla lotta contro l’inquinamento e al recupero e
conservazione di risorse naturali preziose; possibile
contributo (anche se limitato) da entrate derivanti dalla eventuale
vendita degli oli usati.
Descrizione
del progetto
Un’analisi
approfondita consente
di stabilire i seguenti punti essenziali: la
produzione media giornaliera di oli si aggira - 6 giorni alla
settimana - intorno a 80 litri; la
produzione specifica più importante è quella delle mense
scolastiche, 5 giorni alla settimana, mentre irrisoria appare quella
derivante da pizzerie e rosticcerie; tutti
gli altri esercizi hanno una produzione decisamente inferiore. Le
mense scolastiche consentono la gestione di un servizio di raccolta
relativamente più semplice rispetto agli altri esercizi, perché programmabile con maggior sicurezza. A
parte il loro numero non rilevante, la produzione di residui è
certamente più stabile sia nel tempo che nella quantità, essendo
unicamente legata all’attività didattica (9 mesi all’anno ben
definiti; 5 giorni alla settimana esclusi Sabato e Domenica) e a un
programma preciso quali-quantitativo di formulazione dei pasti. Altrettanto
poco problematica appare la situazione di pizzerie e gastronomie,
causa la poca rilevanza sia del numero che della produzione: ciò
consente di fare una programmazione di raccolta di ampio respiro, e
comunque subordinata ad esigenze più pressanti. Il
servizio di raccolta che si pensa attuare e quello cosiddetto “porta a porta” ovvero, in questo caso, esercizio per esercizio. Il
programma del servizio offerto all’utenza sarà basato sui criteri
di seguito esposti. A
ciascun esercente verrà consegnato un recipiente, che egli riempirà
dell’olio usato man mano prodotto. Il servizio di raccolta, con
periodicità definita, passerà a domicilio a raccogliere l’olio,
tramite svuotamento del recipiente, asportandone il contenuto
mediante una pompa collegata ad una cisterna mobile. Dall’esame
della consistenza delle utenze, si è ottimizzata la taglia standard
del recipiente, che risulta di capacità 50 litri. In tal modo viene
programmata la seguente periodicità di raccolta: semestrale
par pizzerie e gastronomia; bimestrale
per ristoranti e trattorie; mensile
o quindicinale per mense private e scolastiche. Il
contenitore da 50 litri sarà in acciaio inox, di estetica
gradevole, di limitate dimensioni di ingombro e, dopo acquisto,
diventerà proprietà dell’utente. Per alcuni casi particolari
potranno essere messi a disposizione anche recipienti di capacità
diversa e, in caso di particolari esigenze, più di un recipiente
per lo stesso utente. Il
quantitativo globale medio di olio usato da movimentare giornalmente
ammonta a circa 80 litri, tutt’altro che elevato e comodamente
gestibile, se non fosse che deriva mediamente da un elevato numero
di esercizi, sparsi su un territorio vasto, la cui dimensione finisce
per diventare un fattore critico. Il
mezzo di raccolta deve perciò essere di ingombro limitato e
piuttosto agile nelle manovre; in più, si dedicherà ogni giorno a
una zona limitata del territorio provinciale. Da
tutto ciò, si deduce che il mezzo ottimale è un furgone attrezzato
con cisterna da 1200 litri, che può eseguire, in base ad esperienze
già fatte in altre comunità per lo stesso servizio, dai 22 ai 25
prelievi al giorno, sulle 8 ore lavorative. La
cisterna sarà ovviamente prevista di filtro in ingresso al fine di
una separazione di eventuali residui e scarti solidi che
inavvertitamente possono essere stati introdotti con l’olio nel
contenitore. Resta
comunque impegnativo per l’utente il conferimento di solo olio e
grasso animale e vegetale, il più possibile esente da altre
sostanze estranee. Oltre
a ciò, l’utente dovrà, a norme di legge, tenere un registro di
carico e scarico dei rifiuti speciali, una scheda descrittiva del
rifiuto ed un bollettario fiscale. Deve
infine presentare denuncia annuale al Catasto Nazionale dei Rifiuti,
stante il combinato disposto dei commi l e 3 dell’ art. 3 della
Legge 475/88. 6.6.11
Rifiuti ingombranti
La
raccolta differenziata di questa tipologia di rifiuti è gestita
essenzialmente per mezzo delle Isola ecologiche comunali. Infatti
è presso queste strutture che i singoli utenti potranno conferire
mobili, elettrodomestici, materassi, reti per letti o quant’altro
sia di dimensioni tali per cui sia impossibile seguire le normali
vie di conferimento. 6.6.12
Rifiuti da autovetture e copertoni usati
Come già illustrato nel Capitolo 4, dedicato alla descrizione qualitativa delle diverse tipologie di rifiuto, gli scarti dalla demolizione degli autoveicoli sono caratterizzati da un elevato grado di eterogeneità di materiali base.
Ciò
implica un certa complessità delle operazioni di recupero dei
singoli materiali. Di
seguito si descrivono delle possibili metodologie atte alle
operazioni di separazione e recupero. Le
parti stampate degli autoveicoli costituite da resine sintetiche
sovrapposte a fogli di acciaio inossidabile sono sempre più
utilizzate nei cicli produttivi dell’industria automobilistica. Si
ricorda la composizione approssimata di tali parti
parte metallica:
fogli di acciaio inossidabile
fogli di alluminio inossidabile fogli di ferro trattato galvanicamente
parte gommosa: resine
in P.V.C.
resine in A.B.S.
resine in etiluretano
gomma grezza Gli
stampati metallici e le resine stampate sono saldati tra loro con un
potente adesivo cha da una parte impedisce la spellatura e la
separazione, ma dall’altra crea dei seri inconvenienti qualora si
decida di rigenerare questi prodotti. La
principale obiezione nei confronti del riciclaggio sollevata dai
produttori di lamiere di acciaio a partire dai rottami si dice fosse
costituita dalla difficoltà di trattamento del gas ricco di
composti clorurati generati delle resine in P.V.C. presenti come
impurità in quantità ragguardevoli. Inoltre
si sono riscontrati grossi inconvenienti di carattere economico
dovuti essenzialmente al basso contenuto di metalli (circa il 50 %). Si
è stati costretti a smaltire in discarica questo genere di
materiali a causa delle difficoltà insorte nella separazione della
frazione metallica da quella gommosa. Per superare questo problema
non si è potuto ricorrere alla spellatura criogenica in quanto
troppo costosa. E’ stata analizzata anche la possibilità di
spellare la parte gommosa con Azoto liquido, ed alcune industrie già
applicano questo metodo, anche se non è certamente economico.
Infatti vi è sia il problema del costo dell’Azoto liquido, che
quello del tasso di perdita durante il processo. Sebbene
siano state prospettate delle semplici soluzioni dai tecnici di
queste industrie, non si è riusciti a commercializzare il processo
che impiega l’Azoto liquido. Per il raffredamento si impiegano
perciò delle comuni macchine frigorifere. Gli
stampi dalle forme più svariate, compresi i rottami di notevole
lunghezza ed i resti di lavorazione, devono essere totalmente
sottoposti ad un processo di riciclaggio che opera alle medesime
condizioni. Gli stadi principali del processo sono:
Riduzione
delle dimensioni dei rottami Trattamento
a bassa temperatura Spellatura Separazione
a gravità Alcuni
impianti utilizzanti questa tecnologia esistono in Giappone e sono
oggetto di ricerca e studio anche in altri Paesi, ma dato l’alto
grado di specificità interessano soprattutto le case
Automobilistiche, preoccupate soprattutto del recupero degli scarti
e dei residui di produzione. Il
processo di demolizione e smaltimento dei veicoli usati abitualmente
adottato è invece molto più grezzo e di concezione più semplice,
anche perché è applicato da soggetti a vocazione e interessi
differenti: gli autodemolitori. Frequentemente,
le autorizzazioni per l’attività di autodemolizione rilasciate
dalle Province sono rilasciate a soggetti che svolgono sia attività
di ammasso, deposito e cernita di rifiuti speciali sia la più
generale attività di rottamazione, ovvero raccolta e smaltimento di
materiali ferrosi, elettrodomestici, ingombranti metallici. In
genere, l’attività di autodemolizione si compone delle seguenti
fasi:
Conformemente
alle condizioni di ricevimento alla stazione di demolizione, il
veicolo è inizialmente svuotato dei liquidi presenti mentre la
batteria e gli pneumatici sono smontati, assieme ai pezzi
recuperabili integralmente. Successivamente
la carcassa viene passata attraverso un trituratore a martelli, dove
è frantumata in pezzi di dimensione massima 150 mm. La polvere e i
pezzi più leggeri generati durante l’operazione sono aspirati e
raccolti mediante cicloni, andando a costituire la frazione leggera,
il cosiddetto “autofluff”. Questo è costituito da diversi tipi
di materiale e rappresenta circa il 25% in peso della carcassa
originale; si rimanda al precedente Capitolo 4 per una definizione
qualitativa dettagliata. I
metalli sono separati in ferrosi e non ferrosi, per mezzo di un
magnete permanente e di un separatore a corrente indotte di Foucault. Il
residuo che rimane attualmente inutilizzato è il fluff. Il
potere calorifico medio varia tra 3.000 e 4.000 Kcal / Kg e pertanto
i sistemi di smaltimento di più elevato interesse sviluppati sono
quelli termici. Fino
a poco tempo fa si poteva riferirsi solo all’incenerimento in
forni a tamburo rotante, oppure a quelli in semisospensione dove il
fluff viene dosato (al massimo in ragione del 10 % in peso) ad un
flusso di rifiuto urbano, come avviene in molte applicazioni odierne
negli Stati Uniti. Negli
anni recenti, sono stati fatti progressi significativi nella
pirolisi di questo residuo, soprattutto in Nord America e in
Giappone, ma anche in Europa, e accanto ad una moltitudine di
impianti dimostrativi aventi capacità superiori a 1 t / h, sono
oggi presenti impianti funzionanti su scala commerciale, quali
quelli realizzati da: Engineering Separation and Recycling N.V. -
Belgio (250 t / h); Entropic Technologies Corporation - U.S.A. (8 t
/ h); Molten Metal Technology - U.S.A. (6 t / h). I
processi di pirolisi sviluppati sono differenti, operanti a
temperature diverse, basati sulla carbonizzazione, sulla
gassificazione, sul sistema a letto fluido, sui sistemi a coclee e
tamburi rotanti, sul metodo del riscaldamento con elettrodi ad alta
tensione e altri ancora. Si
tratta in tutti i casi di tecnologie sofisticate, piuttosto costose
e certamente non realizzabili convenientemente al servizio di aree
limitate o comunque per le quali l’esigenza di smaltimento sia
inferiore alle 30.000 - 40.000 tonnellate annue di fluff
(corrispondenti alla rottamazione di circa 150.000 vetture
all’anno). Per
quanto riguarda il territorio beneventano, il Piano Regionale
prevede che nella suddetta Provincia sia ubicato almeno un centro
per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali
e la rottamazione di autoveicoli. Le
autorizzazioni all’esercizio dei centri di autodemolizione vengono
rilasciate dalla Regione ex Art 27 e 28 D. Lgs. 22 / 97. In
attesa della pubblicazione delle norme tecniche applicative previste
dal sopra citato Decreto, si ritiene opportuno evidenziare dei
criteri generali sulla localizzazione e gestione di tali centri. È
opportuno individuare le aree per l’autodemolizione nelle zone per
insediamenti industriali e artigianali, o in ulteriori aree a
diversa destinazione urbanistica, a condizione che siano idonee dal
punto di vista ambientale. Si
ritiene quindi di dovere evitare l’ubicazione dei centri in: aree
vincolate e/o a tutela integrale orientata e paesaggistica (L.N.
l089/39, L.N. 431/85 e L.N. 1497/39); aree
esondabili, instabili, alluvionabili; aree
destinate a parco o zone di salvaguardia ambientale. I
siti devono essere individuati possibilmente in:
Il
previsto quantitativo di circa 4.500 veicoli da rottamare in un
anno, è quindi compatibile con i più restrittivi vincoli di taglia
impiantistica. Criteri
di progettazione, realizzazione e gestione dei centri di
autodemolizione
L’impianto
deve essere dotato almeno di:
Con
il Decreto del Ministro dei Trasporti del 16 ottobre 1995 si dà
attuazione all’art. 103 del Codice della Strada e all’art. 264
del relativo regolamento (D.Lgs. 285/92 e D.P.R. 495/92) sulle nuove
procedure relative alla dismissione dei veicoli a motore. La sua
importanza sta nel fatto che viene formalmente confermata
l’operatività dei gestori dei centri di raccolta e di vendita i
quali dovranno tenere un registro per la definitiva cancellazione
dei veicoli dal parco- macchine nazionale. Presso
che ai centri di autodemolizione saranno altresì conferiti i
pneumatici usurati, da unire a quelli allontanati dai mezzi da
demolire, tali materiali saranno conferiti presso un impianto di
smaltimento finale situato in ambito provinciale (INTERWOLD). 6.6.13
Carta
Una
frazione della carta proveniente dal rifiuto domestico viene
raccolta, come già indicato, nel sacco viola del secco riciclabile;
tale frazione ammonta al 50 % circa della carta recuperata. La
rimanente metà viene raccolta per mezzo di campane ubicate
strategicamente in punti dispersi su tutto il territorio
provinciale. Si
è voluto progettare la raccolta differenziata della carta basandosi
ancora una volta sul singolo Comune, considerato ancora una volta
l’unità elementare del sistema integrato di gestione dei rifiuti.
Si utilizzeranno campane dalla capacità di 2.500 litri, da
svuotarsi una volta ogni due settimane circa; ancorché siano
disponibili campane con volumi maggiori, si è optato su questo
tipo, desiderando disperdere il maggior numero possibile di punti di
raccolta per aumentare la loro densità sul territorio. Di
seguito si riporta l’elenco dei Comuni con il relativo numero di
campane, la loro densità e il numero di abitanti serviti per
campana. Si noti che in nessun Comune è stato assegnata una sola
campana, portando il numero a due anche se gli schemi di calcolo
utilizzati per la pianificazione lasciavano considerare una sola
campana sufficiente.
I
risultati della campagna di determinazione qualitativa del rifiuto
urbano, mirati alla determinazione della composizione merceologica,
e i risultati a consuntivo della raccolta differenziata del vetro -
nelle località dove è in essere - non consentono una precisa
quantificazione del vetro da raccogliere. Data la situazione incerta e fumosa sugli attuali rendimenti di questo tipo di raccolta differenziata aggiuntiva, si suggerisce l’intraprendimento di una serie di campagne sperimentali che, con un aumento ponderato e mirato dei punti di raccolta o conferimento, siano volte a quantificare le quantità incrementali che è ancora possibile raccogliere.
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