Indice

  

Capitolo 1

> 1.2

> 1.3

  

Capitolo 2

> 2.1

> 2.2

> 2.3

  

Capitolo 3

> 3.1

> 3.2

> 3.3

  

Capitolo 4

> 4.1

> 4.2

> 4.3

> 4.4

> 4.5

>> 4.5.1

>> 4.5.2

>> 4.5.3

>> 4.5.4

>> 4.5.5

>> 4.5.6
>> 4.5.7

  

Capitolo 5

   

Capitolo 6

> 6.1

> 6.2

> 6.3

> 6.4

> 6.5

> 6.6

>> 6.6.1

>> 6.6.2

>> 6.6.3

>> 6.6.4

>> 6.6.5

>> 6.6.6

>> 6.6.7

>> 6.6.8

>> 6.6.9

>> 6.6.10

>> 6.6.11

>> 6.6.12

>> 6.6.13

>> 6.6.14

  

Capitolo 7

  

Capitolo 8

  

  

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Il sistema di gestione rifiuti proposto

    

6.1  Programma di gestione Raccolta Differenziata 

   

La scelta della dimensione di scala ottimale verso la quale indirizzare le iniziative di R.D. costituisce il punto di partenza fondamentale, che quasi sempre ne condiziona il successo o meno e che si deve basare sulla specifica situazione locale. A monte sono comunque indispensabili alcune considerazioni. Qualunque tipo di organizzazione operativa di servizi di R.D. deve essere tecnicamente connesso con le attività. della Nettezza Urbana. La R.D. dei materiali valorizzabili è a volte affiancata da un servizio parallelo per i rifiuti speciali e pericolosi.

 In relazione alle caratteristiche della realtà provinciale beneventana e dello scarso livello di intervento esistente allo stato attuale in merito alle iniziative di raccolta differenziata, emergono tuttavia alcuni elementi che possono essere determinanti per l’orientamento della individuazione del modello organizzativo verso la scala comprensoriale, unitamente ai soggetti titolari dei servizi di raccolta differenziata. ricalcando lo schema dei Bacini già individuati per lo smaltimento. Pertanto  è concreta la possibilità di ottimizzare il servizio attraverso l’attivazione di una dimensione comprensoriale che consente l’abbattimento dei costi relativamente alla fase di trasporto, stoccaggio e trattamento dei materiali di recupero.  

 

  

    

6.2 Isola ecologica  

   

Un’Isola ecologica consiste nella realizzazione di uno spazio attrezzato in cui possano essere conferiti materiali che per motivi diversi possono costituire danno o problema se raccolti o smaltiti in modo incontrollato.

Si tratta di una sorta di piazzola di servizio del conferimento e raccolta di particolari tipi di rifiuto, normalmente presidiata, a gestione comunale o di più Comuni.

I materiali che saranno conferiti alla piazzola saranno quindi i materiali inerti ed ingombranti, eliminando in tal modo il fenomeno degli scarichi abusivi diffusi, e alcune frazioni di rifiuti urbani (carta, plastiche, alluminio, vetro, T / F) in accordo con la normativa circa la raccolta differenziata introdotta in tempi relativamente recenti.

Il progetto di Isola ecologica si propone quindi di definire la struttura modulare di base per un sistema che riunisca i vantaggi derivanti dal costituire punto di riferimento per il conferimento di materiali come gli inerti e gli ingombranti, con quanto previsto dalla normativa vigente circa gli aspetti organizzativi del servizio di raccolta differenziata di frazioni di rifiuti urbani.  

  

   

6.3 Obiettivi e ambito di sviluppo dell’intervento  

    

Come è stato già accennato, l’intervento in progetto costituirà un punto di riferimento per il conferimento di materiali che o non sono inclusi nell’ambito dei consueti servizi di raccolta (inerti, ingombranti), oppure costituiscono pericolo per lo smaltimento (T / F, lampade a fluorescenza e altro); o, ancora, per il conferimento di materiali che possiedono un valore intrinseco se raccolti separatamente e in frazioni merceologiche ben definite (carta, alluminio, plastiche, vetro).

Quindi gli obiettivi principali che si intende raggiungere costituendo il sistema di isola ecologiche sono i seguenti:

ridurre progressivamente a zero gli scarichi abusivi diffusi in cui sono abbandonati materiali inerti (da demolizioni) e rifiuti ingombranti (mobili, elettrodomestici, materassi e altro);

diminuire il volume complessivo dei rifiuti, favorendo nel contempo un recupero di materiali e risorse più efficiente;

ridurre l’impatto ambientale in fase di smaltimento, separando alcune tipologie particolari (T / F, pile e batterie, farmaci scaduti e altro) e avviandole a idoneo smaltimento;

promuovere l’interesse e la collaborazione dei cittadini sia nei confronti dei problemi di smaltimento dei rifiuti, sia di conseguenza in rapporto con i prodotti origine dei rifiuti. 

La realizzazione della rete di Isola ecologiche partecipa quindi al conseguimento degli obiettivi del sistema di raccolta differenziata, inserendovi si come supporto sia al trasferimento alle stazioni di compattazione e trasferenza sia ai soggetti che trattano le materie recuperabili.

  

  

6.4 Materiali oggetto del servizio  

  

Il progetto di Isola ecologica, ideato per costituire la base del sistema integrato di gestione dei rifiuti e per eliminare il fenomeno degli scarichi abusivi è concepito per la raccolta dei seguenti materiali:

materiali inerti: stabilendo un punto di raccolta di zona, evita il disperdimento incontrollato nell’ambiente;

materiali ingombranti e ferrosi: la funzione è la stessa di quella svolta per i materiali inerti con in aggiunta la possibilità di poter procedere, in casi particolari, a una raccolta selezionata di materiali (ad esempio pallets di legno);

vetro bianco (in lastre)e colorato (damigiane):realizza un sistema di raccolta separato per il vetro che non può essere conferito tramite la raccolta con campane, ne’ inserito, per ovvi motivi, nel sistema di raccolta convenzionale;

carta: affiancandosi alla raccolta differenziata con campana (o cassonetto) permette di selezionare particolari tipologie di carta (ad esempio tabulati) facilitandone quindi il riciclo;

Alluminio: la piazzola in questo caso costituisce il supporto logistico sia per l’utente singolo, sia per quella miriade di piccole attività di raccolta esterne al circuito del servizio normale o di carattere temporaneo;

plastiche: vale il discorso fatto per l’alluminio;

batterie auto: la piazzola integra le opportunità offerte dai punti di raccolta presso grandi stazioni di servizio e servizi di assistenza, estendendole ai privati e alle piccole officine meccaniche;

rifiuti pericolosi: lampade al neon, tubi catodici, farmaci scaduti, T / F (rifiuti chimici domestici): nel quadro dello sviluppo della raccolta di questi materiali la piazzola può costituire un riferimento non solo per il conferimento del materiale, ma anche per il carattere informativo in quanto il personale di controllo avrà, tra le altre, la funzione di indicare il contenitore idoneo in cui inserire il rifiuto.

  

  

6.5 Descrizione generale del progetto  

   

Le componenti fondamentali costitutive del progetto sono: un’area attrezzata, presidiata da personale, per il conferimento dei materiali e un sistema di raccolta/trasporto dei materiali conferiti alle destinazioni idonee al loro smaltimento, trattamento o recupero.

Il sistema di raccolta con piazzole prevede la localizzazione, nel corso degli anni 1998-2000, di aree attrezzate del tipo e delle dimensioni di quella in progetto. Perciò assume importanza il fatto che, si giunga a una definizione dei siti determinata sia da criteri a livello gestionale (distribuzione omogenea a servizio delle diverse parti della Provincia), sia da fattori di carattere ambientale (ad esempio: presenza di numerosi punti di scarico abusivi). 

   

  

6.6 Raccolte differenziate aggiuntive   

  

Le raccolte differenziate aggiuntive rappresentano un valido complemento alla raccolta differenziata integrata.

Si sono previste differenti raccolte aggiuntive, aventi tutte lo scopo di rendere il rifiuto urbano più sicuro ed affidabile dal punto di vista della salute pubblica ed ambientale. Le frazioni così allontanate, se rimanessero nel rifiuto di origine domestica, sia nel secco che nell’umido, comporterebbero gravi rischi anche dopo lo smaltimento finale.

Infatti, i metalli pesanti presenti nelle pile ritornerebbero liberi nell’ambiente pur essendo passati per la compattazione o per la degradazione biochimica; lo stesso si può affermare per i solventi aromatici o clorurati che andrebbero a contaminare il compost o il materiale compattato posto a dimora in discarica, trovando in entrambe i casi una rapida via di ingresso nei diversi comparti ambientali.  

Le categorie di rifiuto da raccogliere in modo differenziato sono le seguenti:

carta

vetro

farmaci scaduti

pile

contenitori etichettati T / F

lampade a fluorescenza

monitor e televisori

ingombranti

macchine frigorigene

copertoni

autofluff

metallo da automezzi

oli minerali

batterie

oli alimentari

sanitari non assimilabili

Si analizzano ora le modalità di raccolta e le quantità previste per le singole frazioni.

     

    

6.6.1 Contenitori etichettati T / F  

   

Una fonte di contaminazione per l’ambiente è rappresentata dalle sostanze tossico-nocive o infiammabili di uso domestico e dai relativi contenitori; tali sostanze comprendono vernici, diluenti, solventi, pesticidi e materiali infiammabili.

E’ quindi evidente che la presenza di questa frazione nei rifiuti da avviare alla compattazione o al compostaggio è molto pericolosa.

La produzione pro-capite media europea è situata attorno a 100 grammi per abitante all’anno, per cui ci si aspettano circa 25 tonnellate annue da smaltire.

Le sostanze di questa categoria oltre ad essere pericolose singolarmente, possono causare rilevanti danni una volta che quelle tra loro incompatibili vengano a contatto; il loro conferimento in contenitori fissi incustoditi è quindi sconsigliabile in quanto reazioni pericolose ed incontrollate possono avvenire una volta che diverse specie siano conferite nel medesimo ricettacolo.

 Dalle stazioni di trasferenza e compattazione di questi ultimi bacini i rifiuti T / F saranno trasportati, quando si sarà accumulata una quantità conveniente, verso la piattaforma polifunzionale centralizzata.

Per integrare la raccolta effettuata tramite i mezzi mobili, si prevede di realizzare all'interno di ogni singola isola ecologica una serie di contenitori per rifiuti  T / F in cui gli operatori provvederanno allo stoccaggio provvisorio delle diverse tipologie di rifiuto conferite dagli utenti.

Dalle isole ecologiche i rifiuti T / F saranno avviati verso le Stazioni di trasferenza o verso la Piattaforma multifunzionale centralizzata (ECOM). Da questa ultima i rifiuti potranno essere portati al termodistruttore di destinazione per essere smaltiti assieme ai rifiuti sanitari e ai farmaci scaduti.

   

   

6.6.2 Lampade a fluorescenza 

  

Le lampade a fluorescenza sono una componente dei rifiuti urbani pericolosi, i cosiddetti R.U.P..

Date le caratteristiche di pericolosità e le caratteristiche di ingombro fisico presentate da questa tipologia di rifiuto, si prevede di effettuarne la raccolta differenziata esclusivamente presso le Isola ecologiche, dove saranno predisposti degli appositi contenitori separati in cui gli utenti, sotto la supervisione del personale di presidio, potranno conferire tali lampade.

Dalle Isola ecologiche dei diversi bacini, le lampade a fluorescenza saranno inviate alla Piattaforma polifunzionale centralizzata, dove verranno trattate nell’impianto che sarà in seguito descritto.

   

  

6.6.3 Rifiuti ospedalieri  

  

L’esercizio dei vari servizi sanitari, ospedalieri e relativi reparti, cliniche, case di cura e servizi ausiliari, può produrre diverse categorie di rifiuto.

Nel territorio provinciale di Benevento sono state individuate le principali strutture sanitarie con i relativi posti letto, come riportato nella seguente tabella.

 

Strutture Sanitarie

n° posti letto

Benevento – Fatebenefratelli

309

Benevento - S. Rita

75

Benevento - G. Rummo

857

Campoli del Monte Taburno – Maugeri

30

Cerreto Sannita

99

Sant’Agata dei Goti

49

Telese – Gepos

56

Telese - S. Francesco

57

Telese – Maugeri

130

 

 

 

cura, sia pubblici che privati, si può ritenere, per quanto riguarda la provenienza di tali tipi di rifiuto, che circa il 55% dei rifiuti provenga dalle varie divisioni di cura, il 25% dai servizi amministrativi e tecnici ed il 15% circa dalle cucine.

La rimanente frazione percentuale, 5% circa, è il quantitativo proveniente dai laboratori e dai centri radiologici.

Del quantitativo totale dei rifiuti circa il 75 - 85 % è la percentuale di rifiuti che possono essere classificati assimilabili agli urbani, mentre il rimanente 15 - 25 %  è costituito da rifiuti speciali, tossici e nocivi, radioattivi.

I dati di produzione relativi alle diverse tipologie di rifiuti di provenienza da attività sanitarie sono stati esposti nel Capitolo 4.

  

  

6.6.4 Raccolta, stoccaggio e trasporto dei rifiuti  

  

Le normative vigenti nei Paesi CEE individuano come principio base dello smaltimento rifiuti la tutela dell’igiene pubblica e la salvaguardia dell’ambiente favorendo i sistemi tendenti a limitare la produzione dei rifiuti.

Lo stesso principio è evidentemente applicabile anche allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri.  

  

  

6.6.5 Selezione e stoccaggio  

 

Di queste strutture, soltanto alcune unità producono mediamente più di 200 chilogrammi al giorno di di rifiuti infetti.

Il D. Lgs.22 / 97, all’Art. 45 prevede che lo stoccaggio dei rifiuti pericolosi da attività sanitaria, di norma consentito per un massimo di cinque giorni, possa protrarsi per trenta giorni nel caso di quantitativi inferiori a duecento litri.

Ciò premesso, per favorire una organizzazione dei trasporti più economica, soprattutto per le strutture piccole e medio-piccole, è possibile lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti infetti presso luoghi idonei e appositamente dedicati.

Per le grandi strutture ospedaliere, considerata la loro ingente produzione di rifiuti infetti o potenzialmente infetti, il problema di ottimizzare i trasporti in termini economici si risolve con relativa semplicità.

Per le strutture minori, lo stesso traguardo è raggiungibile concentrando le produzioni di diverse strutture. Per fare ciò si rende necessaria la disponibilità di sedi di depositi temporanei.

Durante la permanenza del rifiuto potenzialmente infetto nell’impianto di stoccaggio provvisorio di una ditta autorizzata, non è ammissibile alcun tipo di manipolazione o compattazione del rifiuto stoccato. I depositi di trasferimento potranno essere individuati all’interno di aree già adibite allo smaltimento di rifiuti e dovranno essere progettati per facilitare le operazioni di pulizia, disinfezione, derattizzazione, oltrechè le operazioni di carico-scarico e di stoccaggio dei rifiuti mantenendo l’integrità della confezione. Per ridurre i fenomeni naturali di decomposizione dei rifiuti, è opportuno dotare tali depositi di un sistema di refrigerazione da attivarsi, in particolare, nella stagione calda.  

  

  

6.6.6 Trasporto  

  

La movimentazione ed il trasporto dei rifiuti, internamente ed esternamente alla fonte di produzione, devono essere considerati parte di un sistema completo di gestione operante all’interno della struttura sanitaria. La funzione ASIA pertanto diventa strategica rispetto ad un sistema tradizionale che non ottimizza le risorse disponibili sul territorio.

Internamente, i rifiuti vengono in genere trasportati mediante carrelli o altri mezzi manuali, che non possono essere adibiti ad altre funzioni, dal punto di formazione ad un’area di stoccaggio in attesa dello smaltimento definitivo. In alcuni ospedali sono stati realizzati sistemi di condotte pneumatiche per il trasporto interno, limitando in tal modo il contatto degli operatori con i rifiuti, ma possono presentare problemi tecnici ed igienici e non può essere esteso ai rifiuti patogeni ed infettivi. E’ indispensabile che i contenitori impiegati siano a perfetta tenuta, di sicura resistenza e chiusura ermetica.

Per quanto riguarda la raccolta ed il trasporto dei rifiuti ospedalieri e simili si segnala che la normativa prevede che i rifiuti speciali provenienti da medicazioni e da reparti infettivi o che comunque presentano pericolo per la salute pubblica, ed i rifiuti speciali provenienti da laboratori biologici, devono essere sottoposti, prima del loro allontanamento, ad idonei trattamenti di disinfezione o di sterilizzazione indicati e controllati dal direttore sanitario o dal responsabile del laboratorio.

Immediatamente dopo detti trattamenti i rifiuti vanno immessi in un apposito contenitore a perdere di adeguate caratteristiche di resistenza e dotato di sistema di chiusura che eviti spandimenti accidentali del contenuto. Tale contenitore va quindi immesso in un secondo contenitore di materiale rigido e resistente e munito di chiusura ermetica.

I contenitori di cui sopra, sia interni che esterni, devono essere facilmente distinguibili, per colore o altra caratteristica specifica, dai contenitori usati per altri tipi di rifiuti e recare con evidenza la dicitura: “rifiuti ospedalieri trattati”. Essi possono uscire dai luoghi di provenienza soltanto se ermeticamente chiusi.

I contenitori esterni vanno puliti, disinfettati e sterilizzati, dopo ogni ciclo d’uso. I locali in cui essi sono stoccati in attesa dell’avvio allo smaltimento vanno puliti e disinfettati giornalmente e periodicamente sterilizzati.

La raccolta ed il trasporto dei rifiuti di cui sopra devono essere effettuati con sistemi e mezzi appositi.

E’ vietata l’apertura dei contenitori nel corso della raccolta e trasporto.

  

  

6.6.7 Modalità di smaltimento dei rifiuti infetti  

   

I rifiuti infetti o potenzialmente infetti sono essenzialmente campioni di sangue e loro contenitori, rifiuti provenienti da medicazioni, rifiuti di natura biologica e rispettivi contenitori, rifiuti da attività diagnostica terapeutica e di ricerca, rifiuti che provengono da reparti che ospitano pazienti infettivi, denti e parti anatomiche non riconoscibili, animali e loro parti provenienti da laboratori e studi medici veterinari.

Questi sono smaltibili preferenzialmente per incenerimento.

In alternativa (ex Art. 45 del D. Lgs. 22 / 97), i rifiuti infetti possono essere smaltiti in discarica previo efficace trattamento di sterilizzazione. Il trasporto in discarica dei rifiuti sterilizzati deve essere comunque effettuato mantenendo l’integrità delle confezioni fino al conferimento in discarica.

   

  

6.6.8 Lo smaltimento finale dei rifiuti da attività sanitaria  

  

Attualmente, presso la struttura ospedaliera “G. Rummo” di Benevento è in funzione un impianto di termodistruzione per rifiuti da attività sanitaria.

L’impianto in questione prevede un trattamento termico con quantità di aria controllata avente un volume di camera di combustione pari a circa 10 metri cubi e dotato di un sistema di controllo degli inquinanti atmosferici.

Secondo i dati comunicati dall’autorità ospedaliera la potenzialità dell’impianto si aggira intorno ai 300 Kg / h; tale potenzialità è compatibile con la quantità di rifiuti da attività sanitaria prodotti nel territorio provinciale beneventano e lascia altresì un abbondante margine per il trattamento dei farmaci scaduti da smaltire che, a livello provinciale, sono raccolti in ragione di 80 Kg al giorno circa.

  

  

Farmaci scaduti  

  

I principi attivi contenuti nei farmaci sono spesso delle complesse molecole organiche la cui incontrollata immissione nell’ambiente porta a conseguenze difficilmente prevedibili; queste sostanze possono infatti combinarsi tra loro o con sostanze diverse, o degradarsi fino a originare sostanze ecotossiche.

Da queste considerazioni nasce l’esigenza di una raccolta differenziata dedicata ai farmaci, e di un loro appropriato smaltimento.

Le quantità che si prevede di dovere raccogliere, sulla base di una produzione specifica di 0,1 Kg / abitante anno, è riassumibile con i dati di seguito riportati.

Per il conferimento delle quantità annue previste si possono prevedere dei contenitori sigillati posti all’esterno di ogni farmacia e centro clinico che saranno svuotati settimanalmente per inviare i farmaci alla termodistruzione comune con i rifiuti ospedalieri  o presso il termodistruttore dell’ospedale G. Rummo di Benevento,qualora funzionante.

Si prevede l’utilizzo di contenitori aventi un volume pari a circa 25 dm3; sulla base delle capacità di tali contenitori se ne è calcolato un numero minimo per bacino pari a quelli sotto riportati. 

Nella seguente tabella si riepiloga il numero delle Farmacie presenti sul singolo territorio comunale.

  

Clicca per visualizzare tab. - Farmacie presenti sul territorio dei singoli Comuni

  

  

6.6.9 Pile e batterie  

  

Questa raccolta aggiuntiva è incentrata principalmente sulle pile e gli accumulatori di uso domestico, rimandando ai centri di demolizione autoveicoli la gestione delle batterie per auto.

Sulla base del quantitativo previsto come produzione provinciale, pari a 20 - 25 tonnellate annue, le produzioni per Bacino sono così riassumibili.

Si prevede l’utilizzo di contenitori da circa 20 dm3, che, con una densità in mucchio delle pile pari a 1.500 Kg / m3, hanno una capacità di accumulo in peso pari a 30 chilogrammi ciascuno. È quindi possibile, stabilito uno svuotamento ogni trenta giorni, risalire al numero minimo teorico di contenitori di pile per bacino.

Si deve tuttavia tenere presente che, in accordo con quanto raccomandato  , non è opportuno diradare eccessivamente i punti di raccolta, allo scopo di evitare che l’eccessivo impegno richiesto al cittadino conferente scoraggi la collaborazione e porti a un crollo nell’efficienza della raccolta. Per questo motivo si prevede che sia presente almeno un contenitore per Comune, indipendentemente dal numero di abitanti servito, che in alcuni centri potrebbe sembrare eccessivamente basso rispetto al valore teorico calcolato.

È possibile, e raccomandabile, tuttavia che ogni singolo Comune possa incrementare il numero dei contenitori per la raccolta differenziata delle pile, localizzandone in posizioni opportune, in punti di notevole frequentazione da parte della cittadinanza, oltre che, naturalmente, nell’ambito dell’Isola ecologica.

Dai singoli contenitori e dalle Isola ecologiche le pile saranno conferite, a cura e secondo modalità e tempistiche stabilite dai Consorzi di Bacino, presso la piattaforma polifunzionale centralizzata (ECOM). Da essa le pile saranno inoltrate presso un sistema di smaltimento o recupero finale situato oltre i confini della Provincia di Benevento.

Anche le batterie provenienti dagli autoveicoli saranno provvisoriamente stoccate presso le Isola ecologiche; i punti di conferimento per gli utenti, oltre alla Isola stesse, sono rappresentati dalle officine autorizzate e dai centri di autodemolizione.

Il quantitativo annuo previsto di batterie da autoveicoli da smaltire prodotto sul territorio provinciale di Benevento ammonta a circa 450 tonnellate.

Dopo essere state concentrate presso le stazioni di conferimento, le batterie saranno convogliate alla piattaforma centralizzata da dove saranno inoltrate a un’azienda consorziata in C.O.B.A.T. , il Consorzio nazionale per il recupero delle batterie, la ECOBAT di Marcianise (CE), secondo accordi opportunamente stilati.

  

  

6.6.10 Oli alimentari esausti  

  

Allo stato attuale, la quasi totalità degli oli alimentari usati viene scaricata in fognatura producendo molteplici effetti, alcuni anche gravi.

Anzitutto essi contribuiscono a sporcare in misura determinante i collettori fognanti, e, in virtù di accumuli consistenti e per azione di coagulo di altri materiali contenuti nel liquame, possono arrivare all’intasamento e alla completa ostruzione. Quando il recapito della fognatura è un impianto di depurazione (come sarà in un prossimo futuro per il Capoluogo), l’olio e il grasso creano numerosi problemi anche se il depuratore è munito di unità di separazione.

Quando infatti queste sostanze raggiungessero il trattamento biologico, ne inficerebbero il processo oltre a causare sporcamenti o intasamenti. Inoltre, una volta separati, essi costituiscono un secondo sottoprodotto da raccogliere, trasportare e smaltire, con un conseguente aggravio di costo.

Se invece i liquami finiscono in un corpo idrico superficiale, i danni sono ancora peggiori, a causa dell’inquinamento provocato. Essendo l’olio più leggero dell’acqua esso tende ad accumularsi in superficie in strato di film sottile, che impedisce lo scambio di ossigeno acqua/aria, disturba i processi fotosintetici dalla flora acquatica, blocca le radiazioni solari verso gli strati sottostanti.

E’ pertanto necessario rimuovere a monte gli oli usati dai liquami, impedendone lo sversamento negli stessi. Tale necessità è oggi improrogabile, in forza di una specifica norma di legge (art. 47 del D.Lgs. n° 22 del 5/2/97).

Le modalità del servizio di raccolta e smaltimento sono fissate dai regolamenti comunali previsti dall’art. 8 del D.P.R. 10 settembre 1982, n° 915 (in attesa del decreto specifico attuativo del D.Lgs. 22/97).

Il servizio assumerà anche una valenza più ampia, inserendosi nell’ottica della gestione delle risorse ambientali, in termini di recupero delle stesse.

Infatti, l’olio raccolto verrà, dopo consegna al Consorzio di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, presumibilmente inviato ad un impianto di recupero, ove le diverse sostanze contenute saranno impiegate per la produzione di saponi, concimi, flussanti per bitumi, mentre quanto non recuperabile sarà utilizzato come combustibile.

I dettagli di ogni singolo progetto di raccolta differenziata di oli alimentari saranno differenti, ma pochi elementi comuni sono importanti; ricerca del sistema di riciclo oli usati in loco, coordinamento degli sforzi, di tutti i partecipanti, identificazione dell’area cui asservire il progetto, studio della sua logistica, pubblicizzazione della sua esistenza e, in generale, l’educazione del pubblico circa il bisogno del riciclo.

 

La gestione dell’impianto deve rispettare almeno le norme seguenti:

  • le carcasse all’arrivo devono essere collocate in posizione di marcia, non accatastate, per il prelievo obbligatorio di tutti i liquidi e delle batterie;

  • salvo eccezioni dovute a disposizioni dell’autorità amministrativa o giudiziaria, le carcasse non possono restare presso l’impianto per un periodo superiore a un prefissato numero di giorni dalla data di conferimento;

  • i liquidi, le batterie e gli acidi, debbono essere stoccati in appositi contenitori a tenuta stagna per il successivo conferimento a terzi;

  • è vietato l’incenerimento di qualsiasi sostanza o rifiuto sul luogo;

  • l’accatastamento delle carcasse bonificate, non deve essere superiore ai 5 metri di altezza;

  • i rifiuti speciali originati dall’attività di ammasso e trattamento sono assoggettati alla normativa di settore nazionale e regionale;

  • alla chiusura degli impianti deve essere previsto da parte dell’operatore, il ripristino e la bonifica dell’area utilizzata (sgombero e pulizia);

  • si deve prevedere la raccolta separata anche dei pneumatici, degli oli usati e delle batterie che vanno conferiti separatamente ai recuperatori.

  

Con il Decreto del Ministro dei Trasporti del 16 ottobre 1995 si dà attuazione all’art. 103 del Codice della Strada e all’art. 264 del relativo regolamento (D.Lgs. 285/92 e D.P.R. 495/92) sulle nuove procedure relative alla dismissione dei veicoli a motore. La sua importanza sta nel fatto che viene formalmente confermata l’operatività dei gestori dei centri di raccolta e di vendita i quali dovranno tenere un registro per la definitiva cancellazione dei veicoli dal parco- macchine nazionale.

Presso che ai centri di autodemolizione saranno altresì conferiti i pneumatici usurati, da unire a quelli allontanati dai mezzi da demolire, tali materiali saranno conferiti presso un impianto di smaltimento finale situato in ambito provinciale (INTERWOLD).

     

    

Individuazione del metodo di raccolta  

  

È considerato il perno di tutto il progetto; ve ne sono 2 tipi: quello porta a porta e quello centralizzato.

Occorre scegliere quello meglio applicabile all’area in esame.

Il primo è quello che dà risultati migliori circa la raccolta. La soluzione ottimale consisterebbe in un tipo speciale di raccolta porta a porta simile a quello della consegna del latte di qualche tempo fa.

L’olio raccolto deve poi essere stoccato in deposito prima di essere consegnato al Consorzio smaltitore.

Il secondo metodo prevede alcuni punti di recapito (o stazioni), muniti di fusti o cisterne nei quali i produttori di oli usati si recano per consegnarli. Le stazioni potrebbero essere ubicate presso ipermercati all’ingrosso o magazzini e punti di vendita di oli alimentari.

La localizzazione deve essere in zone accessibili e dove l’interesse per gli oli alimentari usati è maggiore.

Per incoraggiare potenziali ospiti di stazioni di raccolta a partecipare all’iniziativa, si devono sottolineare i seguenti vantaggi che ad essi possono derivare dalla loro adesione:

aumento del traffico di consumatori di oli e quindi incremento degli affari;

miglioramento dell’immagine pubblica dell’aderente;

aiuto fattivo alla lotta contro l’inquinamento e al recupero e conservazione di risorse naturali preziose;

possibile contributo (anche se limitato) da entrate derivanti dalla eventuale vendita degli oli usati. 

  • Il responsabile della stazione di raccolta dovrà, tra l’altro, impegnarsi a:

  • apporre un contrassegno ben visibile della stazione e del suo servizio pubblico;

  • fare in modo che i contenitori per la ricezione degli oli siano ben accettabili al pubblico;

  • collaborare attivamente con l’ente che ritira gli oli alimentari in termini di  programmazione;

  • installare sicurezze per prevenire depositi di materiali pericolosi o che possono contaminare gli oli; 

  • prevenire incendi; evitare danni ambientali dovuti a fuoriuscite di olio dai contenitori;

  • tenere una registrazione di quanto materiale viene raccolto e di chi lo rileva.  

  

   

 Descrizione del progetto  

  

Un’analisi approfondita    consente di stabilire i seguenti punti essenziali:

la produzione media giornaliera di oli si aggira - 6 giorni alla settimana - intorno a 80 litri;

la produzione specifica più importante è quella delle mense scolastiche, 5 giorni alla settimana, mentre irrisoria appare quella derivante da pizzerie e rosticcerie;

tutti gli altri esercizi hanno una produzione decisamente inferiore.

Le mense scolastiche consentono la gestione di un servizio di raccolta relativamente più semplice rispetto agli altri esercizi, perché programmabile con maggior sicurezza.

A parte il loro numero non rilevante, la produzione di residui è certamente più stabile sia nel tempo che nella quantità, essendo unicamente legata all’attività didattica (9 mesi all’anno ben definiti; 5 giorni alla settimana esclusi Sabato e Domenica) e a un programma preciso quali-quantitativo di formulazione dei pasti.

Altrettanto poco problematica appare la situazione di pizzerie e gastronomie, causa la poca rilevanza sia del numero che della produzione: ciò consente di fare una programmazione di raccolta di ampio respiro, e comunque subordinata ad esigenze più pressanti.

Il servizio di raccolta che si pensa attuare e quello cosiddetto “porta a porta” ovvero, in questo caso, esercizio per esercizio.

Il programma del servizio offerto all’utenza sarà basato sui criteri di seguito esposti.

A ciascun esercente verrà consegnato un recipiente, che egli riempirà dell’olio usato man mano prodotto. Il servizio di raccolta, con periodicità definita, passerà a domicilio a raccogliere l’olio, tramite svuotamento del recipiente, asportandone il contenuto mediante una pompa collegata ad una cisterna mobile.

Dall’esame della consistenza delle utenze, si è ottimizzata la taglia standard del recipiente, che risulta di capacità 50 litri. In tal modo viene programmata la seguente periodicità di raccolta:

semestrale par pizzerie e gastronomia;

bimestrale per ristoranti e trattorie;

mensile o quindicinale per mense private e scolastiche. 

Il contenitore da 50 litri sarà in acciaio inox, di estetica gradevole, di limitate dimensioni di ingombro e, dopo acquisto, diventerà proprietà dell’utente. Per alcuni casi particolari potranno essere messi a disposizione anche recipienti di capacità diversa e, in caso di particolari esigenze, più di un recipiente per lo stesso utente.

Il quantitativo globale medio di olio usato da movimentare giornalmente ammonta a circa 80 litri, tutt’altro che elevato e comodamente gestibile, se non fosse che deriva mediamente da un elevato numero di esercizi, sparsi su un territorio vasto, la cui dimensione finisce per diventare un fattore critico.

Il mezzo di raccolta deve perciò essere di ingombro limitato e piuttosto agile nelle manovre; in più, si dedicherà ogni giorno a una zona limitata del territorio provinciale.

Da tutto ciò, si deduce che il mezzo ottimale è un furgone attrezzato con cisterna da 1200 litri, che può eseguire, in base ad esperienze già fatte in altre comunità per lo stesso servizio, dai 22 ai 25 prelievi al giorno, sulle 8 ore lavorative.

La cisterna sarà ovviamente prevista di filtro in ingresso al fine di una separazione di eventuali residui e scarti solidi che inavvertitamente possono essere stati introdotti con l’olio nel contenitore.

Resta comunque impegnativo per l’utente il conferimento di solo olio e grasso animale e vegetale, il più possibile esente da altre sostanze estranee.

Oltre a ciò, l’utente dovrà, a norme di legge, tenere un registro di carico e scarico dei rifiuti speciali, una scheda descrittiva del rifiuto ed un bollettario fiscale.

Deve infine presentare denuncia annuale al Catasto Nazionale dei Rifiuti, stante il combinato disposto dei commi l e 3 dell’ art. 3 della Legge 475/88.

  

  

6.6.11 Rifiuti ingombranti  

   

La raccolta differenziata di questa tipologia di rifiuti è gestita essenzialmente per mezzo delle Isola ecologiche comunali.

Infatti è presso queste strutture che i singoli utenti potranno conferire mobili, elettrodomestici, materassi, reti per letti o quant’altro sia di dimensioni tali per cui sia impossibile seguire le normali vie di conferimento.

  

  

6.6.12  Rifiuti da autovetture e copertoni usati  

   

Come già illustrato nel Capitolo 4, dedicato alla descrizione qualitativa delle diverse tipologie di rifiuto, gli scarti dalla demolizione degli autoveicoli sono caratterizzati da un elevato grado di eterogeneità di materiali base.

 

Ciò implica un certa complessità delle operazioni di recupero dei singoli materiali.

Di seguito si descrivono delle possibili metodologie atte alle operazioni di separazione e recupero.

Le parti stampate degli autoveicoli costituite da resine sintetiche sovrapposte a fogli di acciaio inossidabile sono sempre più utilizzate nei cicli produttivi dell’industria automobilistica. Si ricorda la composizione approssimata di tali parti

 

            parte metallica:    fogli di acciaio inossidabile

                                            fogli di alluminio inossidabile

                                                fogli di ferro trattato galvanicamente

 

            parte gommosa:   resine in P.V.C.

                                            resine in A.B.S.

                                                  resine in etiluretano

                                                        gomma grezza

 

Gli stampati metallici e le resine stampate sono saldati tra loro con un potente adesivo cha da una parte impedisce la spellatura e la separazione, ma dall’altra crea dei seri inconvenienti qualora si decida di rigenerare questi prodotti.

La principale obiezione nei confronti del riciclaggio sollevata dai produttori di lamiere di acciaio a partire dai rottami si dice fosse costituita dalla difficoltà di trattamento del gas ricco di composti clorurati generati delle resine in P.V.C. presenti come impurità in quantità ragguardevoli.

Inoltre si sono riscontrati grossi inconvenienti di carattere economico dovuti essenzialmente al basso contenuto di metalli (circa il 50 %).

Si è stati costretti a smaltire in discarica questo genere di materiali a causa delle difficoltà insorte nella separazione della frazione metallica da quella gommosa. Per superare questo problema non si è potuto ricorrere alla spellatura criogenica in quanto troppo costosa. E’ stata analizzata anche la possibilità di spellare la parte gommosa con Azoto liquido, ed alcune industrie già applicano questo metodo, anche se non è certamente economico. Infatti vi è sia il problema del costo dell’Azoto liquido, che quello del tasso di perdita durante il processo.

Sebbene siano state prospettate delle semplici soluzioni dai tecnici di queste industrie, non si è riusciti a commercializzare il processo che impiega l’Azoto liquido. Per il raffredamento si impiegano perciò delle comuni macchine frigorifere.  

Gli stampi dalle forme più svariate, compresi i rottami di notevole lunghezza ed i resti di lavorazione, devono essere totalmente sottoposti ad un processo di riciclaggio che opera alle medesime condizioni. Gli stadi principali del processo sono:

 

Riduzione delle dimensioni dei rottami 
Per facilitare la spellatura delle resine si può ottenere la riduzione delle dimensioni degli stampi per frantumazione ad una pezzatura di 50 mm.

Trattamento a bassa temperatura     
Allo scopo di aumentare la capacità di spellatura, si sottopongono le resine ad un trattamento di congelamento fino a raggiungere temperature che oltrepassano quella di infragilimento del materiale gommoso che si accorcia notevolmente.

Spellatura        
Grazie ai trattamenti precedenti, le resine possono raggiungere un tasso di spellatura pari a circa il 92%.

Separazione a gravità 
Il metodo di separazione adottato consente di separare in tre diverse fasi: le resine in A.B.S., le resine in P.V.C. e la gomma.

 

Alcuni impianti utilizzanti questa tecnologia esistono in Giappone e sono oggetto di ricerca e studio anche in altri Paesi, ma dato l’alto grado di specificità interessano soprattutto le case Automobilistiche, preoccupate soprattutto del recupero degli scarti e dei residui di produzione.

Il processo di demolizione e smaltimento dei veicoli usati abitualmente adottato è invece molto più grezzo e di concezione più semplice, anche perché è applicato da soggetti a vocazione e interessi differenti: gli autodemolitori.

Frequentemente, le autorizzazioni per l’attività di autodemolizione rilasciate dalle Province sono rilasciate a soggetti che svolgono sia attività di ammasso, deposito e cernita di rifiuti speciali sia la più generale attività di rottamazione, ovvero raccolta e smaltimento di materiali ferrosi, elettrodomestici, ingombranti metallici.

In genere, l’attività di autodemolizione si compone delle seguenti fasi:

  • trattamento di bonifica e messa in sicurezza, con separazione dei rifiuti potenzialmente pericolosi (olio, benzina, batteria, liquidi);

  • valorizzazione di alcune componenti, con separazione delle parti recuperabili e dei pezzi che possono ancora essere utilizzati;

  • rottamazione, con compattazione delle carcasse bonificate e loro commercializzazione;

  • frantumazione e preparazione del materiale ferroso per l’industria metallurgica.  

Conformemente alle condizioni di ricevimento alla stazione di demolizione, il veicolo è inizialmente svuotato dei liquidi presenti mentre la batteria e gli pneumatici sono smontati, assieme ai pezzi recuperabili integralmente.

Successivamente la carcassa viene passata attraverso un trituratore a martelli, dove è frantumata in pezzi di dimensione massima 150 mm. La polvere e i pezzi più leggeri generati durante l’operazione sono aspirati e raccolti mediante cicloni, andando a costituire la frazione leggera, il cosiddetto “autofluff”. Questo è costituito da diversi tipi di materiale e rappresenta circa il 25% in peso della carcassa originale; si rimanda al precedente Capitolo 4 per una definizione qualitativa dettagliata.

I metalli sono separati in ferrosi e non ferrosi, per mezzo di un magnete permanente e di un separatore a corrente indotte di Foucault.

Il residuo che rimane attualmente inutilizzato è il fluff.

Il potere calorifico medio varia tra 3.000 e 4.000 Kcal / Kg e pertanto i sistemi di smaltimento di più elevato interesse sviluppati sono quelli termici.

Fino a poco tempo fa si poteva riferirsi solo all’incenerimento in forni a tamburo rotante, oppure a quelli in semisospensione dove il fluff viene dosato (al massimo in ragione del 10 % in peso) ad un flusso di rifiuto urbano, come avviene in molte applicazioni odierne negli Stati Uniti.

Negli anni recenti, sono stati fatti progressi significativi nella pirolisi di questo residuo, soprattutto in Nord America e in Giappone, ma anche in Europa, e accanto ad una moltitudine di impianti dimostrativi aventi capacità superiori a 1 t / h, sono oggi presenti impianti funzionanti su scala commerciale, quali quelli realizzati da: Engineering Separation and Recycling N.V. - Belgio (250 t / h); Entropic Technologies Corporation - U.S.A. (8 t / h); Molten Metal Technology - U.S.A. (6 t / h).

I processi di pirolisi sviluppati sono differenti, operanti a temperature diverse, basati sulla carbonizzazione, sulla gassificazione, sul sistema a letto fluido, sui sistemi a coclee e tamburi rotanti, sul metodo del riscaldamento con elettrodi ad alta tensione e altri ancora.

Si tratta in tutti i casi di tecnologie sofisticate, piuttosto costose e certamente non realizzabili convenientemente al servizio di aree limitate o comunque per le quali l’esigenza di smaltimento sia inferiore alle 30.000 - 40.000 tonnellate annue di fluff (corrispondenti alla rottamazione di circa 150.000 vetture all’anno).

Per quanto riguarda il territorio beneventano, il Piano Regionale prevede che nella suddetta Provincia sia ubicato almeno un centro per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione di autoveicoli.

Le autorizzazioni all’esercizio dei centri di autodemolizione vengono rilasciate dalla Regione ex Art 27 e 28 D. Lgs. 22 / 97.

In attesa della pubblicazione delle norme tecniche applicative previste dal sopra citato Decreto, si ritiene opportuno evidenziare dei criteri generali sulla localizzazione e gestione di tali centri.

È opportuno individuare le aree per l’autodemolizione nelle zone per insediamenti industriali e artigianali, o in ulteriori aree a diversa destinazione urbanistica, a condizione che siano idonee dal punto di vista ambientale.

Si ritiene quindi di dovere evitare l’ubicazione dei centri in:

aree vincolate e/o a tutela integrale orientata e paesaggistica (L.N. l089/39, L.N. 431/85 e L.N. 1497/39);

aree esondabili, instabili, alluvionabili;

aree destinate a parco o zone di salvaguardia ambientale.

 

I siti devono essere individuati possibilmente in:

  • aree distanti almeno 200 metri dalle abitazioni nel caso l’attività comprenda la presenza di pressa o ulteriori attrezzature a tecnologia complessa; nel caso di strutture esistenti e già autorizzate che non rispettino tale criterio dovranno essere adottate le cautele necessarie per evitare inquinamento da rumore. Tale criterio trova la sua giustificazione nel fatto che l’attività in oggetto è stata classificata tra le “industrie insalubri di prima classe” (D.M.5/9/84, lettera C, punto 9);

  • zone site a distanza non inferiore ai 200 metri dagli impianti di captazione idropotabile;

  • aree facilmente servibili dalla rete viaria di scorrimento urbano e di facile accessibilità anche da parte di automezzi pesanti. Si ritengono ammissibili centri con una capacità minima di autodemolizione di circa 1.000 carcasse / anno, superficie minima di circa 4.000 mq, a meno di situazione particolari (valli, zone marginali a bassa densità abitativa o distanti da grandi centri), ove possono essere previsti impianti con capacità di autodemolizione minore, superiore comunque a 500 carcasse / anno.

Il previsto quantitativo di circa 4.500 veicoli da rottamare in un anno, è quindi compatibile con i più restrittivi vincoli di taglia impiantistica.  

   

   

Criteri di progettazione, realizzazione e gestione dei centri di autodemolizione  

 

L’impianto deve essere dotato almeno di:

  • parcheggio interno, zona percorsi e accesso al pubblico, in grado di agevolare la movimentazione interna, zona trattamento carcasse, zona veicoli trattati, zona di stoccaggio parti utilizzabili (compresi i pneumatici), zona di stoccaggio rifiuti, zona servizi ed uffici;

  • una serie di contenitori per la raccolta dei liquidi estratti dai veicoli (benzina, gasolio, olio cambio e motore, liquidi idraulici e refrigeranti, acidi di batteria). I contenitori devono essere posizionati (in area coperta e pavimentata) separatamente per classi omogenee ed in condizioni di sicurezza per gli addetti e nel rispetto delle norme per lo stoccaggio dei rifiuti;

  • un deposito di sostanze da usare per l’assorbimento dei liquidi in caso di sversamento;

  • impianto antincendio in regola con la normativa di settore;

  • impianto di convogliamento delle acque piovane a pozzetti di raccolta con separatori per oli adeguatamente dimensionati e scarichi idrici adeguati alle norme vigenti;

  • impermeabilizzazione di tutte le aree ove si svolgono operazioni di bonifica e stoccaggio dei liquidi, e dell’area di stoccaggio delle auto ancora da bonificare, con materiali resistenti alle sostanze liquide contenute nelle carcasse;

  • recinzione e protezione esterna realizzata con siepi ed alberature atte a minimizzare visivamente l’impianto e la rumorosità verso l’ esterno.

     

    La gestione dell’impianto deve rispettare almeno le norme seguenti:  

    • le carcasse all’arrivo devono essere collocate in posizione di marcia, non accatastate, per il prelievo obbligatorio di tutti i liquidi e delle batterie;

    • salvo eccezioni dovute a disposizioni dell’autorità amministrativa o giudiziaria, le carcasse non possono restare presso l’impianto per un periodo superiore a un prefissato numero di giorni dalla data di conferimento;

    • i liquidi, le batterie e gli acidi, debbono essere stoccati in appositi contenitori a tenuta stagna per il successivo conferimento a terzi;

    • è vietato l’incenerimento di qualsiasi sostanza o rifiuto sul luogo;

    • l’accatastamento delle carcasse bonificate, non deve essere superiore ai 5 metri di altezza;

    • i rifiuti speciali originati dall’attività di ammasso e trattamento sono assoggettati alla normativa di settore nazionale e regionale;

    • alla chiusura degli impianti deve essere previsto da parte dell’operatore, il ripristino e la bonifica dell’area utilizzata (sgombero e pulizia);

    • si deve prevedere la raccolta separata anche dei pneumatici, degli oli usati e delle batterie che vanno conferiti separatamente ai recuperatori.

      

Con il Decreto del Ministro dei Trasporti del 16 ottobre 1995 si dà attuazione all’art. 103 del Codice della Strada e all’art. 264 del relativo regolamento (D.Lgs. 285/92 e D.P.R. 495/92) sulle nuove procedure relative alla dismissione dei veicoli a motore. La sua importanza sta nel fatto che viene formalmente confermata l’operatività dei gestori dei centri di raccolta e di vendita i quali dovranno tenere un registro per la definitiva cancellazione dei veicoli dal parco- macchine nazionale.

Presso che ai centri di autodemolizione saranno altresì conferiti i pneumatici usurati, da unire a quelli allontanati dai mezzi da demolire, tali materiali saranno conferiti presso un impianto di smaltimento finale situato in ambito provinciale (INTERWOLD).  

  

  

6.6.13   Carta  

  

Una frazione della carta proveniente dal rifiuto domestico viene raccolta, come già indicato, nel sacco viola del secco riciclabile; tale frazione ammonta al 50 % circa della carta recuperata.

La rimanente metà viene raccolta per mezzo di campane ubicate strategicamente in punti dispersi su tutto il territorio provinciale.

Si è voluto progettare la raccolta differenziata della carta basandosi ancora una volta sul singolo Comune, considerato ancora una volta l’unità elementare del sistema integrato di gestione dei rifiuti. Si utilizzeranno campane dalla capacità di 2.500 litri, da svuotarsi una volta ogni due settimane circa; ancorché siano disponibili campane con volumi maggiori, si è optato su questo tipo, desiderando disperdere il maggior numero possibile di punti di raccolta per aumentare la loro densità sul territorio.

Di seguito si riporta l’elenco dei Comuni con il relativo numero di campane, la loro densità e il numero di abitanti serviti per campana. Si noti che in nessun Comune è stato assegnata una sola campana, portando il numero a due anche se gli schemi di calcolo utilizzati per la pianificazione lasciavano considerare una sola campana sufficiente.

  

Clicca per visualizzare Tab. - Numero di campane per Comune

   

  

 6.6.14 Vetro  

  

I risultati della campagna di determinazione qualitativa del rifiuto urbano, mirati alla determinazione della composizione merceologica, e i risultati a consuntivo della raccolta differenziata del vetro - nelle località dove è in essere - non consentono una precisa quantificazione del vetro da raccogliere.

Data la situazione incerta e fumosa sugli attuali rendimenti di questo tipo di raccolta differenziata aggiuntiva, si suggerisce l’intraprendimento di una serie di campagne sperimentali che, con un aumento ponderato e mirato dei punti di raccolta o conferimento, siano volte a quantificare le quantità incrementali che è ancora possibile raccogliere.

 

 

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