Indice

  

Capitolo 1

> 1.2

> 1.3

  

Capitolo 2

> 2.1

> 2.2

> 2.3

  

Capitolo 3

> 3.1

> 3.2

> 3.3

  

Capitolo 4

> 4.1

> 4.2

> 4.3

> 4.4

> 4.5

>> 4.5.1

>> 4.5.2

>> 4.5.3

>> 4.5.4

>> 4.5.5

>> 4.5.6
>> 4.5.7

  

Capitolo 5

   

Capitolo 6

> 6.1

> 6.2

> 6.3

> 6.4

> 6.5

> 6.6

>> 6.6.1

>> 6.6.2

>> 6.6.3

>> 6.6.4

>> 6.6.5

>> 6.6.6

>> 6.6.7

>> 6.6.8

>> 6.6.9

>> 6.6.10

>> 6.6.11

>> 6.6.12

>> 6.6.13

>> 6.6.14

  

Capitolo 7

  

Capitolo 8

  

  

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Caratterizzazione qualitativa dei rifiuti  

     

4.1 Tipologie dei rifiuti secondo il Catalogo Europeo dei Rifiuti

 

Allo scopo di determinare le tipologie dei rifiuti prodotti nell'ambito territoriale della Territorio di Benevento, nel presente capitolo, si applicano le categorie riportate nel Catalogo Europeo dei Rifiuti, come indicato nella Direttiva comunitaria 94 / 3 / CE.  Come sarà meglio esposto in seguito, ogni categoria di rifiuto, o gruppo di categorie omogenee, avrà una gestione ad essa specificatamente dedicata allo scopo di ottimizzare differenti parametri o quantità legate sia alle caratteristiche tecnologico-gestionali, sia alle caratteristiche ambientali e sociali.  

 

18 00 00 rifiuti di ricerca medica e veterinaria

20 01 08 rifiuti di natura organica utilizzabili per il compostaggio

20 01 09 oli e grassi

20 01 01 carta e cartone

20 01 02 vetro

20 01 03 plastica

20 01 05 metallo

20 01 12 vernici, inchiostri, adesivi

20 02 03 altri rifiuti non compostabili  

20 01 23 apparecchiature contenenti clorofluorocarburi  

20 01 21 tubi fluorescenti e altri rifiuti contenenti

20 01 16 detergenti

20 01 17 prodotti fotochimici

20 01 18 medicinali

20 01 19 pesticidi

20 01 20 batterie e pile Mercurio

20 01 13 solventi

20 01 14 acidi

20 02 01 rifiuti compostabili

20 03 02 rifiuti di mercati

20 03 00 altri rifiuti urbani  

20 01 15 rifiuti alcalini  

 

secco riciclabile

18 00 00

20 01 01

20 01 02

20 01 03  

20 01 05

 

ingombranti

20 03 00

20 01 23

 

 

da attività ospedaliere

18 00 00

 

R.U.P. 

18 00 00

20 01 12

20 01 13

20 01 14

20 01 15

20 01 16

20 01 17  

20 01 18

20 01 19  

20 01 20

20 01 21  

 

 

 

 

  

  

4.2 Oli alimentari usati

 

Una eliminazione non corretta degli oli usati rappresenta un problema ambientale serio ma un poco misconosciuto per una comunità di dimensioni considerevoli quale quella territoriale beneventana.

Ciò vale non tanto per gli oli minerali provenienti dai lubrificanti dei motori per autotrazione e industriali, per i quali la Territorio si è rivelata una delle più sensibili nell’ambito regionale, ma per quelli alimentari vegetali. Questi provengono esclusivamente da attività culinarie private e di ristorazione pubblica, e, forse proprio per questo servizio piacevole e “pulito” da cui provengono, raramente inducono considerazioni sugli effetti che possono produrre sull’ambiente. Si valuta una produzione di oli usati da impiego alimentare pari a qualche centinaio di metri cubi all’anno, gran parte dei quali finisce in fognatura o comunque scaricata in modo improprio, creando danni a volte non lievi.

Ultimamente, però, si e registrata a livello nazionale una certa sensibilizzazione degli operatori ecologici e ne è prova anche la recente costituzione del Consorzio Nazionale per la raccolta ed il recupero degli oli vegetali usati (istituito per legge dall’Art. 47 del D.Lgs. 22/97), con parziale reimpiego di alcune sostanze ivi contenute.

In quest’ottica, è doveroso attivarsi a predisporre programmi di investimento per la raccolta degli oli alimentari usati, secondo una bozza di studio di fattibilità tecnica.

Si espongono di seguito alcuni dati necessari per una determinazione quali-quantitativa della produzione di oli alimentari di scarto nelle Territorio di Benevento.

 

Caratteristiche qualitative

Gli oli usati di cui si prospetta la raccolta differenziata sono oli vegetali e grassi residui dalla attività di ristorazione pubblica e collettiva, escludendo in questa prima fase quelli di risulta dal servizio privato che potranno, nonostante la loro frammentarietà e discontinuità di produzione, essere raccolti in futuro previa una robusta operazione di sensibilizzazione dal cittadino comune.

Generalmente, il residuo deriva dalla cottura di oli di semi vegetali, più raramente di olio di oliva, che è caratterizzato da un contenuto maggiore di acido oleico e inferiore di acido linolenico.

Il processo di cottura, a volte prolungato e ripetuto, può raggiungere temperature anche di 180 - 200 °C, che sono necessarie per friggere i più svariati generi alimentari: dalla carne, al pesce, alle verdure.

L’olio subisce un tal modo una ossidazione, con la formazione di ossiacidi e con la “crackizzazione” (rottura) delle molecole complesse in composti organici più semplici, quali aldeidi e chetoni, in dipendenza dal tempo e dalla temperatura di reazione.

Il prodotto che rimane è solitamente un fluido viscoso e denso, di colore da giallo a rosso-bruno e odore abbastanza sgradevole, per la presenza delle già citate sostanze volatili.

La densità aumenta col grado di ossidazione, ma rimane normalmente inferiore a 1.000 g/dm3, e questo comporta il galleggiamento del residuo sull’acqua, quando viene scaricato in fognatura o sversato in un corpo idrico.

In più, generalmente questi oli esausti contengono residui carboniosi in sospensione e spesso frammenti di prodotti alimentari disidratati.

Anche a seguito della indispensabile separazione di queste sostanze, un reimpiego diretto degli oli vegetali esausti è reso in ogni caso problematico dalla estrema eterogeneità della miscela dei prodotti raccolti, difficilmente ripetibile nelle sue caratteristiche fisiche e chimiche.

Sono state tentate in alcuni casi esperienze di utilizzo di tali residui in qualità di oli soffiati, commerciali, per applicazione cioè in inchiostri da stampa o come additivi per oli lubrificanti, masse plastiche e mastici impermeabilizzanti, ma la loro scarsa riproducibilità li rende poco affidabili se applicati a scala reale.

Più recentemente, diversi recuperatori, anche italiani, si stanno orientando con successo verso l’estrazione dagli oli di composti di buon valore economico, quali, glicerina e acidi grassi, che costituiscono un’importante materia prima per l’industria farmaceutica, cosmetica e dei saponi.

Va infine ricordato il buon potere calorifico dell’olio alimentare che, ancorché declassato dall’azione termica della cottura, si mantiene a livelli accettabili e tali comunque da consentire una combustione energeticamente conveniente.

 

Dati di produzione

Detto dell’aspetto qualitativo degli oli alimentari usati, bisogna esaminare la dimensione che il problema ecologico assume per un Provincia come quello di Benevento.

L’olio di scarto proviene principalmente dagli esercizi pubblici di ristorazione e dalle mense aziendali, private, scolastiche.

La produzione di residuo è legata al consumo di materia prima (l’olio alimentare) e quindi dalle dimensioni dell’esercizio.

Ponendosi in una fascia dimensionale media, e attribuendo a ciascuna tipologia di esercizio una produzione giornaliera di olio esaurito, è possibile stimare il quantitativo di rifiuto prodotto e da raccogliere.

Ovviamente, essendo differenti le tempistiche di produzione dei diversi esercizi (due giorni alla settimana di inattività per le mense, coincidente col fine settimana; un giorno non identificabile per gli altri esercizi), la stima va rapportata su base settimanale o mensile.

 

I risultati delle valutazioni sono riportati nella tabella che segue:

 

  • Ristoranti 40 litri/anno

  • Trattorie 30 litri/anno

  • Pizzerie 8 litri/anno

  • Rosticcerie e Gastronomie 8 litri/anno

  • Mense private 60 litri/anno

  • Mense scolastiche 100 litri/anno

La successiva tabella elenca il numero di pubblici esercizi, suddivisi tra ristoranti - trattorie e bar - latterie, dei Comuni della Provincia di Benevento.

 

Clicca per visualizzare tab. 4.5.1 - pubblici esercizi nel Territorio

 

Il quantitativo annuo globale di oli vegetali e animali esausti da smaltire si stima quindi pari a circa 25 m3/anno.

  

 

4.3 Metallo e plastiche da autoveicoli

 

Il problema causato dalla dismissione dei veicoli a motore è particolarmente importante nel nostro Paese, se si pensa che il parco auto circolante ammonta a circa 35 milioni di unità, ed è il più vecchio d’Europa, con una vita media di 14 anni.

I recenti provvedimenti legislativi che agevolano la rottamazione ne hanno acuito la gravità, sotto l’aspetto della ricerca tempestiva di opere, strutture e tecnologie ottimali per lo smaltimento dei residui. Analogo effetto è dovuto al nuovo Codice della Strada, che rende più frequenti le revisioni per i veicoli.

 

 

Caratteristiche qualitative

I materiali usati nella costruzione dell’automobile sono indicati come composizione percentuale nella tabella seguente, che ne riporta nel tempo la variazione, per mostrare quanto le materie plastiche siano aumentate nell’ultimo decennio, causando non poche difficoltà di eliminazione.

 

 composizione materiali autoveicoli

 

Materiale

1965

1988

1995

Acciaio

76

68,0

63,0  

Metalli non ferrosi

6

7,5

9,5

Materie plastiche

2

10,0

13,0

Altri

16

14,5

14,5

100 

100,0

100,0  

  

Le parti stampate degli autoveicoli costituite da resine sintetiche sovrapposte a fogli di acciaio inossidabile sono sempre più utilizzate nei cicli produttivi dell’industria automobilistica anche allo scopo di migliorare la qualità degli autoveicoli. Di conseguenza si è creato il problema dello smaltimento di questi particolari manufatti in costante aumento.

Questi sono costituiti dai seguenti materiali:

 

            parte metallica:            fogli di acciaio inossidabile

                                                 fogli di Alluminio inossidabile

                                                   fogli di ferro trattato galvanicamente  

 

            parte gommosa:           resine in PVC

                                                 resine in ABS

                                                    resine in Etiluretano

                                                       gomma grezza

 

Gli stampati metallici e le resine stampate sono saldati tra loro con un potente adesivo che da una parte impedisce la spellatura, la separazione, e altri incovenienti analoghi, ma dall’altra crea dei seri inconvenienti qualora si decida di rigenerare questi prodotti stampati.

I produttori di fogli di acciaio, ai quali era stato richiesto di riutilizzare questi materiali come materia prima, avendo incontrato grossi inconvenienti dovuti essenzialmente al basso contenuto di metalli (circa il 50%), si sono rifiutati di ricevere presso le loro fonderie questi materiali che sono stati quindi smaltiti in discarica.

Gli stampi per autoveicoli possono essere generalmente suddivisi nei seguenti tipi:

 

l)  parti stampate per portiere: questo stampo viene utilizzato nella parte mobile del finestrino e si richiede sia particolarmente robusto

2) parti stampate per telai dei finestrini: questo stampo utilizza l’elasticità di una resina accoppiata all’acciaio inossidabile utilizzato per il telaio delle portiere: esso viene accuratamente studiato dal punto di vista aerodinamico per minimizzare la resistenza all’aria

3) parti stampate degli elementi inferiori della vettura: si utilizza la flessibilità di una resina per proteggere il contorno della vettura

4) parti stampate per parabrezza e finestrini: queste vengono utilizzate per congiungere il vetro e il corpo a protezione del giunto

 

Vengono utilizzate delle parti stampate anche per altri elementi degli autoveicoli come i parafanghi, i fanali e i reflettori, e per altri accessori di tipo estetico.

Il processo di demolizione e smaltimento dei veicoli usati attualmente in essere genera diverse correnti materiali in uscita, ognuna delle quali ha un proprio e specifico destino finale, consistente in un riciclaggio o in uno smaltimento finale.

In genere, l’attività di autodemolizione si compone delle seguenti fasi:

 

-   trattamento di bonifica e messa in sicurezza dell’automezzo, con separazione dei rifiuti potenzialmente pericolosi (olio, benzina, batteria, liquidi vari);

-   valorizzazione di alcune componenti, con separazione delle parti recuperabili e dei pezzi che possono ancora essere utilizzati;

-   rottamazione, con compattazione delle carcasse bonificate e loro commercializzazione;

-   frantumazione e preparazione del materiale ferroso per l’industria metallurgica.

Conformemente alle condizioni di ricevimento alla stazione di demolizione, il veicolo è inizialmente svuotato dei liquidi presenti e contestualmente sono separati la batteria e i pneumatici, assieme ai pezzi ricuperabili integralmente per un riutilizzo controllato.

Successivamente la carcassa viene passata attraverso un trituratore a martelli, dove è frantumata in pezzi di dimensione massima 150 mm.

La polvere e i pezzi più leggeri generati durante l’operazione sono aspirati e raccolti mediante cicloni, andando a costituire la frazione leggera, il cosiddetto “autofluff”. Questo è costituito essenzialmente da materie sintetiche, elastomeri (caucciù), tessili, isolanti, vetro e residui di vernice, e rappresenta circa il 25% in peso della carcassa originale.

I metalli devono essere separati in ferrosi e non ferrosi, per mezzo di un magnete permanente e di un separatore a corrente parassite di Foucault.

Circa il 69% in peso è dato da acciaio e da ghisa, che sono rivenduti come rottame di ferro alle fonderie. Il 5% è recuperato come metallo non ferroso, che si separa successivamente per flottazione in Alluminio e Zinco, pure riciclati con buon rendimento economico.

Il residuo che rimane inutilizzato è come si vede solo il fluff.

La tabella seguente dà una composizione media di tale frazione:

 

Materie sintetiche

29

%

Elastomeri

23

%

Vetro e ceramica

13

%

Legno

10

%

Vernice

3

%

Metalli

17

%

Altro

5

%

 

Il potere calorifico medio varia tra 3.000 e 4.000 Kcal / Kg e pertanto alcuni tra i sistemi di smaltimento sviluppati possono essere quelli di tipo termico.

 

 

 Dati di produzione

Sulla base dei dati relativi al Territorio di provenienza Automobile Club Italiano (A.C.I.), è possibile compilare le tabelle di seguito riportate.

 

Clicca per visualizzare Tabb. 4.5.3 - dati sul parco auto del territorio

 

 

Nella prima tabella, a cui corrisponde il primo grafico della figura 4.5.1, si riportano, per gli anni dal 1992 al 1996, il numero dei veicoli circolanti per quanto riguarda il Territorio provinciale, suddivisi tra autovetture, autocarri e rimorchi. La tabella e il grafico successivi, sono riferiti ad autovetture, autocarri e rimorchi ritirati dalla circolazione e destinati quindi alla rottamazione, mentre l'ultima coppia tabella/grafico riporta l'andamento nel quinquennio in esame del rapporto tra i mezzi radiati dalla circolazione e quelli circolanti.

Nel grafico riguardante i mezzi destinati a ritiro e rottamazione è mostrata una curva di tendenza estrapolata dai dati pregressi, che mostra il quantitativo previsto per il periodo di pieno regime; tale quantitativo si aggira intorno a 4.500 veicoli da trattare all'anno.

  

  

4.4 Copertoni usati

   

I copertoni usurati possono provenire sia dai veicoli e dagli automezzi destinati a rottamazione sia dal ricambio fisiologico dei mezzi ancora circolanti. Le tipologie di pneumatico sono estremamente varie per quanto riguarda le dimensioni, partendo dalle gomme per motocicli e giungendo alle gomme per mezzi pesanti speciali.

Il peso medio oscilla tra i 7 chilogrammi per le auto e i 45 chilogrammi per uno pneumatico da camion. Il peso specifico - valido per un misto auto / camion - è pari a 0,09 tonnellate al metro cubo con accumulo alla rinfusa (peso e volume equivalente a 7 pneumatici) e pari a 0,13 tonnellate al metro cubo con accatastamento ordinato (equivalente a 13 pneumatici).

 

 

Clicca per visualizzare triplo grafico 4.5.1– parco auto

 

Alcune caratteristiche qualitative degli pneumatici in termini di composizione percentuale sono riassunte nella successiva tabella.

 

Umidità

1,0

%

Sostanza volatile

65,0

%

Carbonio fisso

27,5

%

ceneri (compresi fili metallici)

6,5

%

totale

100,0

%

 

                                 Tab. 4.5.4 - materiali componenti gli pneumatici

 

Il potere calorifico inferiore si aggira intorno a 7.650 Kcal / Kg.

Per quanto riguarda il territorio della Provincia di Benevento, in analogia a quanto previsto nel Studio Regionale nella sua più recente edizione, si prevede una produzione annua a regime pari a 1.500 tonnellate.

Di queste quantità, una parte sarà destinata ai processi di ricostruzione del battistrada ed a utilizzi diversi.

 

 

Capitolo 3

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